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Piacenza 2020, il Piano Strategico secondo Foti

Data: 01/07/2005

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Abbiamo ragionato di sviluppo territoriale e di progettualità con due noti amministratori pubblici piacentini in rappresentanza degli schieramenti di centro sinistra, che governa Comune e Provincia, e di centrod estra: Ernesto Carini e Tommaso Foti.
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Foti, 45 anni, è parlamentare di Alleanza Nazionale e consigliere in Provincia.
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Cerchiamo di contestualizzare il cammino che sta per iniziare al fine di creare ricchezza socio economica a Piacenza. Come vedete le prospettive economiche della nostra Regione e più in generale del nostro Paese? Può il nostro territorio dare un contributo originale alla creazione di politiche territoriali ed economiche vincenti?
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FOTI: A livello economico generale la situazione internazionale non è posivia. Francia, Gran Bretagna e Germania stanno vivendo esattamente le nostre problematiche, solo che l'Italia è estremamente appesantita dell'enorme debito pubblico che ha sulle spalle. Non è un caso quinid che ogni qual volta un governo europeo si presenta ale urne, con difficoltà viene riconfermato: è successo di recente a Blair che ha vinto solo grazie ad un particolare sistema elettorale.
Come sarà Piacenza nel 2020? Difficile dirlo, ma credo sia opportuno condividere con Carini le intenzioni che portano all'obiettivo strategico della logistica.
La vicinanza di Piacenza alla traiettoria del corridoio 5 che dalla Spagna ragginge Kiev, all'interno di un piano europeo relativo alle infrastrutture, consentirà di avere un ruolo positivo per il nostro territorio. Una scelta che per certi pare una logica evoluzione del nostro sistema economico che negli anni 60 era fortemente caratterizzato dall'autotrsporto.

MARCHIO ""PIACENZA"": COME PROMUOVERLO?
Cosa significa intraprendere un'azione di marketing terriotriale? Le nostre istituzioni locali hanno le necessarie risorse economiche da investire in politiche di lungo periodo?
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FOTI: L'obiettivo di promuovere il territorio con una logica di insieme è condiviso. Non cadiamo, però, nell'errore che basti pubblicizzare un marchio. Ne abbiamo anche troppi e non sempre riconducibili a Piacenza come territorio: è il caso di Natural Valley.
Inoltre, prima di intraprendere ogni tipo di azione di marketing, occorre chiedersi se abbiamo il ""prodotto"". Voglio dire che sarebbe negativo non riuscire a rispondere all'aumento della domanda di vini o salumi che ci sarà a fronte di una buona azione promozionale, perché il sistema non è in grado di fare sforzi organizzativi, economici al fine di aumentare la produzione.
Un'ultima osservazione. Piacenza ha un'immagine sostanziale di sicurezza e di buona vivibilità complessiva. Se lavoriamo per inserirla in una rete turistica non possiamo avere cento chiese di cui solo dieci aperte. Non possiamo immaginare un rilancio della Galleria Ricci Oddi senza gestione manageriale. Non possiamo avere azioni competitive fra piccoli comuni.

DAL PRIMO ""PATTO"" AL PIANO STRATEGICO
Quali sono stati gli obiettivi conseguiti fino ad oggi con il primo Patto per Piacenza? Fallimento o vittoria?

FOTI: Pareggio. Qualche luce, molte ombre. Il patto nacque da una convergenza fra politica e società civile. Da una proposta del consigliere regionale Nino Beretta raccolta da Corrado Sforza Fogliani. L'idea era di mettersi insieme per individuare per individuare macro obiettivi comuni per lo sviluppo del teritorio. Invece si è giunti alla lista della spesa individuando più di 40 progetti, perdendo così di vista la logica iniziale.
Nella situazione attuale, volendo recuperare lo spirito originale, credo occorra impegnarci a livello infrastrutturale e di università, intesa non solo come luogo di informazione dei giovani, ma anche come opportunità per fare sinergia con la città e le sue idee.

E quali sono, a vostro avviso, i punti che dovrebbero entrare come obiettivi nella prospettiva di Piacenza 2020?
FOTI: Sicuramente un investimento va fatto sulla via Francigena. Anche in Italia ci deve essere una via alla fede percepita e conosciuta che deve essere promossa. Dobbiamo ragionare sulle aree militari che non sono conosciute neanche in città: chi conosce il castello farnesiano all'interno dell'arsenale? Sono queste le coordinate su cui ragionare all'interno del nuovo patto.
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In molti stimolano la Fondazione di Piacenza e Vigevano a giocare un ruolo significativo nel prossimo Patto. Che ne pensate?

FOTI: Occorre ricordare che la Fondazione ha meno risorse a sua disposizione rispetto a qualche anno fa se è vero, come è vero, che ha disperso non meno del 20% del capitale a disposizione. Non credo quindi che occorra tirare per la giacca la Fondazione a livello di risorse. Credo sia essenziale invece una condivisione degli obiettivi di lungo periodo che verranno definiti in sede di Patto.

AMMINISTRATORI E LAVORO DI SINERGIA
A distanza di tre anni dal primo Patto ritenete che, in generale, la mentalità degli amministratori pubblici della nostra provincia sia cambiata, maturata e finalizzata al bene di tutti?

FOTI. Il fatto che i sindaci non possano fare più di due mandati porta di per sé a un ricambio generazionale e quindi alla necessità di recuperare costantemente le ragioni del Patto. Dovrebbe farlo anche l'attuale Presidente della Provincia che ogniqualvota che parla di logistica, invece di ricordare il primo grande insediamento fatto a Piacenza, continua a incensare ll'inseidamento nel comune di cui è sindaco di cui, tra l'altro, siamo ancora in fase embrionale.

da Il Nuovo Giornale

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TommasoFoti
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