Data: 06/06/2006
E' lo sviluppo urbanistico a preoccupare maggiormente l'orizzonte dei prossimi anni perché è lì il punto debole di un territorio già molto edificato. Vari i consiglieri che hanno messo l'accento sul tema. Tommaso Foti (An) ne ha fatto il perno del suo intervento. Ha rilevato che nelle pieghe della legge 20 sull'urbanistica i Comuni stanno proponendo varianti su varianti. «E che ci stiamo a fare noi?» Ha chiesto. «E mentre la Provincia si preoccupa di disegnare il futuro, la fotografia della realtà è tutt'altra». Ha sottolineato la necessità di spingere nella direzione di creare i piani d'area per i piccoli Comuni. Il consigliere ha poi sollevato la corrispondenza tra il Ptcp (riferito a una legge di 6 anni fa) e Vision 2020 che guarda al futuro. Altra sfida il recupero rurale. Se si va in questa direzione - ha spiegato - sono necessarie scelte di campo perché a volte questo genere di recupero ha costi molto alti. Eppoi vediamo come è stato mangiato il territorio. Ad esempio? Percorriamo la via Emilia fino ad Alseno. Potremmo metterci tutti di buona lena, sinistra e destra, e cominciare un'opera di abbattimento ciascuno per la parte omologa. Il fatto è - ha aggiunto - che in questi anni l'esuberanza progettuale dei Comuni ha prodotto 260 varianti parziali e 218 varianti speciali. Troppe. Ma questa è la realtà. Se si vuole cambiare indirizzo secondo Foti occorre cominciare a paralre di territorio partendo dal patrimonio esistente e non allargare il pacchetto delle aree edificabili. E si è chiesto: vengono prima le nuove aree o le aree dismesse?
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da Libertà
