Data: 05/03/2011
I due non si sono mai amati. Foti ora chiede che le dichiarazioni del consigliere Raggi siano mandate in Procura. Com'era prevedibile, è riesploso il caso Allegri in consiglio provinciale. Un match, allargato a tutti i consiglieri e continuato anche fuori dal ring, a consiglio chiuso, a microfoni spenti. Rinfacci di accuse, e schiaffi anche normativi. Il tutto nell'assenza, prevista, del presidente Massimo Trespidi.
LA BATTAGLIA DELLE QUERELE Nella bagarre, rientra anche il consigliere Giampaolo Maloberti del Carroccio che, restando in tema di diffamazioni, coglie la palla del conflitto al balzo per comunicare: «In data 15 dicembre ho presentato una querela nei confronti dell'assessore regionale Sabrina Freda». Poi, torna su Allegri: «Questa è un'opposizione carente di argomenti politici che si affida alla strumentalizzazione di una vicenda giudiziaria, è un tritacarne».
"VIOLATO IL SEGRETO INVESTIGATIVO" «Chi ha parlato in questo consiglio in molti casi ha violato la legge - ha detto l'onorevole Tommaso Foti del Pdl - tutti i pubblici ufficiali dovrebbero rispettare quanto meno le norme del codice di procedura penale, mettendole a tutela delle persone indipendentemente dai fatti, la responsabilità penale è personale per definizione. L'opposizione ha violato il segreto investigativo partecipando a commenti e ipotesi che non sono noti a nessuno tantomeno all'interessato».
"LA MAGGIORANZA FACCIA QUADRATO" Il capogruppo dell'Italia dei valori aveva poco prima affermato che il presidente Trespidi, uscito dalla sala consiliare appena prima delle comunicazioni finali, fosse «uscito dal letargo invernale. Questa è una politica di troppi silenzi e complici coperture che mal si addice a chi con disciplina e onore è chiamato a ricoprire incarichi pubblici». «Quelle motivazioni alle dimissioni erano inconsistenti e evanescenti, la polvere sotto al tappeto ci sta fino a un certo punto. La maggioranza faccia quadrato intorno a questa vicenda» ha rinforzato Marco Bergonzi, capogruppo del Pd.
L'ASSENZA DEL PRESIDENTE «Per me è deprimente, volevo poter trattare questi argomenti con il mio presidente e invece non c'è. Questo è un presidente che non sente e non parla» ha aggiunto Gianluigi Boiardi di Nuovo ulivo, sollevando un'altra questione, quella dell'assenza del presidente durante le comunicazioni. «Abbiamo stabilito con la conferenza dei capigruppo che oggi le comunicazioni sarebbero state in coda al consiglio e non in testa - ha spiegato il presidente del consiglio provinciale Roberto Pasquali - per consentire al presidente di partecipare a Cremona all'assemblea della società Centro padane». «Noi garantiamo che nessuno di noi farà mancare il numero legale» ha promesso Foti, zittendo la proposta di Bergonzi di modificare le priorità dell'ordine del giorno, alla luce della notizia dell'indagine in corso. Promessa, quella dell'onorevole, che non è servita poi a evitare un consiglio quantomeno convulso. Due ore di malumori. E poca sostanza in tasca.
Elisa Malacalza
da Libertà
