Data: 27/05/2012
Da Foti a Trespidi e Pollastri, i vertici locali del partito nel mirino del consigliere: «La sconfitta di Paparo - civico che vive di politica - ha colpevoli, vadano a casa»
Una sconfitta pesante per il centrodestra piacentino, che ha lasciato il segno. Non si può fare finta di niente, o, sostenere ingannevolmente che più di così non si poteva fare. E' una severa autocritica quella che serve nel Pdl, un vero e proprio repulisti che mandi a casa i responsabili del negativo risultato elettorale.
E' un fiume in piena Filiberto Putzu. Rieletto con 400 preferenze in consiglio comunale nelle file di un Popolo della libertà con cui i rapporti sono stati piuttosto tribolati negli ultimi tempi proprio per le divergenze con la dirigenza provinciale sulla gestione del partito e la preparazione dell'appuntamento elettorale, ha deciso di rompere gli indugi a quasi una settimana dall'esito delle urne che hanno visto Paolo Dosi (centrosinistra) battere 57,8 a 42,2% Andrea Paparo, il portacolori del Pdl e delle due liste civiche Piacenza Viva e Sveglia.
«Qui sta passando la teoria che tutto è andato bene, che meglio di così non si poteva fare e che da qui bisogna ripartire perché le colpe della sconfitta sono solo nazionali», inizia il suo ragionamento Putzu alludendo alla linea tenuta dopo il voto sia dall'ex candidato sindaco sia dal segretario del partito Tommaso Foti. Linea uscita martedì scorso dal direttivo. Nel quale Putzu non ha parlato, spiega, «perché ho visto una situazione di disperazione per un Pdl che sta implodendo».
Se va riconosciuto che il 22% ottenuto a Piacenza dal Pdl è migliore dei crolli verticali registrati in altre città, «non sono però certamente incoraggianti» i punti persi rispetto alle comunali del 2007, alle politiche del 2008, alle regionali del 2010. Putzu non si riconosce nelle parole d'ordine - «basta polemiche, ripartiamo dal nostro progetto» - lanciate da Paparo dopo la sconfitta. «Ma il progetto qual è? Nessuno lo conosce», polemicamente domanda: «Forse si intende che bisogna puntare su Internet, sulle nuove tecnologie che hanno ispirato la nascita di Sveglia? Ma quella lista è stata una delusione, doveva avere il 10 per cento invece non è andata oltre il 4,3 per cento».
Putzu ripercorre la genesi della candidatura a sindaco di Paparo che «salta fuori perché viene scelto dall'oligarchia costituita dal segretario provinciale (Foti, ndr), da Trespidi (vicesegretario e presidente della Provincia, ndr) e probabilmente dal consigliere regionale (Pollastri, ndr) ».
Prende piede la soluzione delle primarie di partito: «Primarie di facciata», obietta Putzu, «perché chi doveva vincerle già era stato deciso da pochi, sfruttando la presunzione di uno di loro, dunque le chances degli altri due candidati (Carlo Mazzoni e Daniela Ghinelli, ndr), pur apprezzabili nel mettersi in gioco, erano pari a zero». Pre-elezioni che «sono servite solo come foglia di fico per far sembrare che Paparo uscisse non dalla nomenklatura, ma dalla base», incalza il pidiellino che spiega così la scelta di non candidarsi nonostante il suo nome - spalleggiato dall'associazione Piacenza che Verrà (v. intervento a pag. 61) - sia circolato a lungo tra i papabili: «L'ostilità dei vertici del partito era evidente, al di là del fatto che il Comune non era il mio principale obiettivo e che i sondaggi pronosticavano la sconfitta del centrodestra e il boom dell'astensionismo».
La critica di Putzu investe in pieno anche Paparo, «politico di professione che ha cercato di accreditarsi come civico nonostante sia stipendiato dalla politica e continui a tenere la poltrona di assessore provinciale senza dimettersi. Io rispetto chi vive di politica, purché sia coerente».
Dito puntato contro il «giovanilismo» esibito da Paparo in campagna elettorale: «Sono il primo a dire che bisogna investire nei giovani, ma tra un 25enne, un 45enne padre di famiglia che perde il lavoro e un pensionato, la mia azione politica la rivolgo di preferenza agli ultimi due».
Il ciclone Putzu non risparmia Trespidi: «Aveva detto a più riprese che l'azione amministrativa della Provincia sarebbe stata il migliore contributo a un bel risultato del centrodestra alle comunali. Dov'è questo contributo? Quale valore aggiunto se non le foto di facciata e le strette di mano con Reggi e Dosi? In campagna elettorale Trespidi è stato impalpabile. Dovrebbe piuttosto far capire meglio ai piacentini quanto di buono ha fatto in questi tre anni, e prendere anche con chiarezza le distanze dal suo ex assessore finito sotto inchiesta (Davide Allegri, ndr) e dai casi giudiziari che toccano il suo leader politico Roberto Formigoni».
Dure critiche, non rotture con il Pdl: «Il partito è in coma, ma per quanto possibile si cambia stando dentro. Dopo, però, avere fatto pulizia, si può ripartire solo con una seria autocritica e se chi perde, chi fa le scelte, va a casa»
Gustavo Roccella
