Camera

«Reggi vada in procura. Oppure mi rivolgo al Csm»

Data: 18/01/2006

«Reggi deve andare in procura. Se non lo fa è dovere del procuratore interrogarlo come persona informata dei fatti. E se poi qualcuno pensa che un giudice ci possa essere solo a Berlino e non a Piacenza,
in caso di inattività degli uffici competenti non si potrà far altro che richiedere l'intervento del Csm».
Un dejavù. Tommaso Foti si traveste da Bertinotti e, come ha fatto il leader di Rifondazione Comunista con il premier Berlusconi sul caso Bancopoli, invita Reggi ad andare in procura dopo le dichiarazioni sui presunti voti di scambio pagati 500 euro nella passata legislatura.
Una frase, quella pronunciata venerdì scorso dal sindaco durante una serata organizzata dalla sezione dei Ds di Carpaneto, che ha letteralmente scatenato un putifero a Palazzo Mercanti: da una parte le reazioni stizzite dei consiglieri di centrodestra che pretendono
da Reggi chiarezza e senso di responsabilità con Massimo Trespidi che chiede «nomi e cognomi»; dall'altra il centrosinistra che, un po' in imbarazzo e spiazzato dalla "sparata", cerca di minimizzare battezzando quella frase come «battuta leggera».
E se l'ex sindaco Gianguido Guidotti, Stefano Pareti e Marco Gelmini, definiscono l'uscita del sindaco di «gravità inaudita» attraverso un comunicato congiunto (vedi comunicato a fianco), Foti alza se possibile di più i toni della polemica, deciso a non fare sconti e seccato a tal punto da scomodare il Consiglio Superiore della Magistratura. «E' pur vero che lo sputo dl rospo non tocca il galantuomo - esordisce il deputato di Alleanza Nazionale - ma qui non
siamo nella polemica politica. Il sindaco, che è un pubblico
ufficiale, ha pubblicamente affermato di essere a conoscenza di notizie di reato. Riportate in maniera talmente dettagliata che fanno pensare che Reggi sappia molte cose. Poiché nella pubblica amministrazione non ci deve essere spazio né per corrotti, né per concussi, perché di questo si tratterebbe, il primo cittadino è obbligato ad andare in procura e riferire quanto in sua conoscenza al
magistrato in modo tale che quest'ultimo avvii le relative indagini».
«Se Reggi omette di farlo - prosegue Foti - in ogni caso è dovere del procuratore procedere d'ufficio interrogandolo come persona informata sui fatti».
Ma non è finita. «Se poi, come io credo, tutto ciò si esaurirà nel nulla, essendo quella di Reggi una boutade fatta in campagna elettorale per far guadagnare smalto a un Ulivo che l'ha perso, allora sarà responabile di calunnia verso terzi. Cosa che avrà strascichi sia in sede penale sia in sede civile».
E conclude con parole che hanno il sapore di un avvertimento: «In caso di inattività degli organi competenti, mi rivolgerò al Csm».
Tocca a Carlo Berra, capogruppo in Consiglio dei Ds, vestire i panni del pompiere: «In 25 anni di attività politica su questi scranni ne ho sentite di peggio, mi è sembrata una battuta leggera. Tuttavia comprendo la reazione di alcuni consiglieri: per il tipo di cultura politica in cui sono cresciuto non mi sarei mai lasciato andare a una frase del genere. Non so quanto sia stata producente». Berra scende
in un analisi quasi sociopolitica: «Oggi, si stanno esprimendo delle classi dirigenti politiche che amano parlare molto "in diretta", un po' come se si fosse al bar. Una volta si stava molto più attenti».
Sull'invito fatto a Reggi da alcuni esponenti del centrodestra a rivolgersi alla procura, il capo dell'attuale maggioranza consigliare rimane prudente: «Spero che Reggi non si rivolga alla magistratura. I politici devono stare al loro posto».
Chiude con una riflessione: «Mi spiace che alcuni consiglieri
l'abbiano presa così male, anche perché posso mettere la mano sul fuoco che sono persone per bene».

da La Cronaca

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TommasoFoti
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