Data: 15/01/2007
La reazione, tanto piccata quanto contro verità, con la quale il ministro Bersani cerca di addossare al centrodestra la responsabilità dell'annunciata chiusura della scuola allievi della Polizia di Stato di Piacenza non sorprende.
Dopo tutto, la sinistra - estremista o liberista che si dichiari - è avvezza ad autoassolversi sempre e comunque, addebitando alla società in cui viviamo la responsabilità di tutte le nefandezze che si verificano. Figurarsi se, a turno, non lo fanno Bersani, Reggi e Boiardi!
A tacere di quando c'è da assumersi una qualche responsabilità politica: per la sinistra - poco importa se a sostenerlo sia Diliberto o Bersani - le colpe sono sempre e comunque di Berlusconi, delle sue televisioni o, quanto meno, del suo governo.
Al ministro bettolese deve essere andata perciò la colazione di traverso leggendo i giornali nazionali e locali di sabato 13 gennaio.
Colpa, in primo luogo, di Angelo Panebianco, colpevole di aver scritto testualmente sulla prima pagina del Corriere della Sera: «... i tanti che avevano parlato di disastro economico provocato dal governo del centrodestra dovrebbero chiedere scusa all'ex ministro dell'economia Tremonti: il disastro, manifestamente, non c'era».
Tralasciando la lettura delle pagine riservate alla convention ulivista di Caserta - dove, a seconda dell'inviato, il Bersani pensiero veniva fatto a fettine da Rutelli piuttosto che dalla Lanzillotta, da Gentiloni piuttosto che da Giordano - ci voleva Piero Ostellino a smuovere l'adrenalina del Ministro bettolese. «Ma lo sa - scrive sul Corriere Ostellino rivolgendosi a Fassino - che il decreto Visco-Bersani ha moltiplicato gli adempimenti burocratici con disperazione (e nuovi costi) per commercialisti ed aziende? Il sito dove compro qualche libro antico mi informa che dal 1 Gennaio 2007 (decreto Visco-Bersani) se vorrò comprare un libro dovrò fornire il mio codice fiscale. Il codice fiscale per comprare un libro! Intendiamoci: lo darò. Ma le pare normale che lo Stato imponga un ""occhiuto"" adempimento burocratico a chi compra un libro?».
Conscio dei disastri prodotti dal ""liberismo senza libertà"" delle sue riforme, Bersani deve avere cercato consolazione nella lettura dei quotidiani locali. Ma sabato 13 gennaio non doveva essere il ""giorno-sì"" per Bersani se da quest'ultimi apprendeva che grazie alla Finanziaria da lui votata (un unico articolo di 1364 commi e che richiede, giusto per favorire la semplificazione legislativa, 414 decreti attuativi) veniva chiusa la scuola allievi della Polizia a Piacenza.
Quale miglior difesa, in campo locale, se non quella di sostenere - ovviamente contro verità - che la chiusura è frutto di una legge del governo Berlusconi?
Quale migliore argomentazione se non quella di suggerire a chi scrive di presentare una proposta di legge per abolire la vituperata norma?
Forse Bersani si dimentica, oltre che di Piacenza, di essere ministro poichè, se così non fosse, avrebbe suggerito a Prodi l'emanazione di un decreto legge per sopprimere la norma.
In verità Bersani non l'ha fatto perché con la chiusura della scuola di Polizia a Piacenza quella norma c'entra come i cavoli a merenda.
La decisione è frutto, infatti, di una scelta discrezionale, successiva all'entrata in vigore della Finanziaria 2007, del Capo della Polizia che ha preferito ipotizzare la chiusura della struttura di Piacenza, piuttosto che quella di Alessandria.
Dopo tutto, che male c'è se si tocca con mano che la coppia piemontese Turco-Bresso è più attenta alle questioni locali di quella emiliano romagnola degli svampiti Bersani-Errani?
da Libertà
