Camera

Seduta consiglio, la querelle Foti-Gualazzini va avanti

Data: 15/04/2005

Una querelle tra il presidente del consiglio provinciale Gabriele Gualazzini e l'on. Tommaso Foti: scoppiata un paio di mesi fa, aveva come oggetto del contendere la convocazione di una seduta del consiglio provinciale. La querelle non si è ancora placata. Tutt'altro; la novità è che sulla questione è ora arrivato il parere ufficiale del Ministero degli Interni, richiesto da Gualazzini, che ieri per darne notizia ha convocato una conferenza stampa. La seduta incriminata risale a lunedì 7 febbraio. Ricorda Gualazzini: «Approvammo i piani per la montagna, coi relativi finanziamenti. La delibera fu pubblicata nei giorni seguenti, e oggi possiamo dire con maggiore tranquillità che è al riparo da accuse di illegittimità, visto il parere del Ministero che ci dà ragione». Ma andiamo con ordine. All'inizio della seduta del 7 febbraio era stata letta una comunicazione di Foti (An) che lamentava il fatto di non essere stato avvisato della convocazione 5 giorni prima della seduta, come da regolamento. Ad affiancarsi alla posizione di Foti, assente, era stata la collega Patrizia Barbieri (Oltre i partiti). Entrambi consideravano la seduta illegittima tanto che diffidarono il presidente Gualazzini ad aprirla. «La tesi di Foti e della Barbieri - ricorda Gualazzini - sosteneva anche che i 5 giorni valgano a partire dall'avvenuto ricevimento della convocazione del consiglio e non, come vuole il nostro regolamento, dall'invio da parte degli uffici. In realtà noi non possiamo rispondere degli eventuali disguidi del recapito postale». Questa fu anche la posizione che Gualazzini espresse in risposta alla lamentela di Foti, nella famosa seduta, «posizione che fu confortata - ricorda il presidente - dal parere del segretario e che ora è ancor più è supportata dal parere del Ministero». Quali sono i punti richiamati nel parere? «Anzitutto si dice che è pienamente legittima - risponde Gualazzini - la regola del nostro statuto che obbliga l'Ente a inviare l'ordine del giorno del consiglio 5 giorni prima (invio quindi e non ricevimento) perché, dice il Ministero, ogni Ente si dà le proprie regole. In secondo luogo, il Ministero giudica il tempo di 48 ore (Foti ricevette l'ordine 2 giorni prima) un tempo congruo». Di diverso avviso l'on. Foti che in merito convocherà oggi una conferenza stampa per spiegare le sue ragioni ed eventuali provvedimenti legali. «Ho ricevuto la convocazione a mezzogiorno del sabato, un giorno e mezzo prima del consiglio. Di mezzo c'erano il sabato e la domenica, in cui il palazzo della Provincia è chiuso. Critico la scelta di Gualazzini di convocare una conferenza stampa per dare una versione dei fatti distorta e prima di averci fatto pervenire il parere». Foti sembra sul piede di guerra: ha tempo sia per fare ricorso al Tar sia al Consiglio di Stato.

da Libertà

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