Data: 08/08/2005
Sulla sicurezza il centrodestra ha fallito in tutto
Egregio direttore,
nell'ennesimo incontro sul tema della sicurezza sono entrati in scena i soliti trombettieri. Gli onorevoli Foti e Polledri, prendendo spunti dal pacchetto antiterrorismo recentemente varato dal governo, hanno nuovamente proposto, ai cittadini, le loro confuse aspirazioni. E' di tutta evidenza che i fatti di sangue di questi giorni, l'aumento della criminalità, l'immigrazione clandestina, il ritorno imperioso del caporalato, ci consegnano il quadro di un Paese nel quale la politica della sicurezza del centro destra è stata a dir poco fallimentare. Non si è riusciti ad andare oltre la strategia della rassicurazione, più o meno sbandierata sulla stampa, che è cosa diversa dalla più efficiente e concreta politica securitaria, annunciata dallo stesso centro destra nella trascorsa campagna elettorale. Ulteriore testimonianza dello sbandamento è rappresentata proprio dal pacchetto straordinario antiterrorismo: il recente provvedimento legislativo è stato varato sprovvisto di oneri aggiuntivi per lo Stato, dimenticando che il superlavoro di vigilanza, la necessità di strumenti avanzati per contrastare il terrorismo sono spese che non si possono trascurare. Ma allora, egregi Foti e Polledri, contro Bin Laden cosa schierano le forze dell'ordine oltre alla buona volontà?
Ci si richiama alla legge Bossi-Fini, alla sua insindacabile applicazione quale baluardo di democrazia, di difesa delle patrie frontiere, dell'ordine costituito e dell'identità nazionale. Ma i rappresentanti dell'attuale governo ci rivelano, attraverso la Bossi-Fini, una strana sicurezza agonistica, competitiva, dove Piacenza è persino risultata la città in pole-position nel circuito (o nel corto circuito) delle espulsioni, rispetto a realtà urbane dell'Emilia-Romagna, quali Reggio Emilia o addirittura Bologna, le quali, come è noto, riescono a percorrere serenamente, sul terreno dell'immigrazione, strade meno accanite e più partecipative.
I parlamentari locali si dimenticano che in questi anni la legge Bossi-Fini ha dato prova di grande inefficienza: ha distrutto famiglie in barba al nostro diritto costituzionale all'unità familiare, ha
consentito ampi spazi di fuga ai più spregiudicati accanendosi sui più deboli. Una legge inadeguata per un paese che si definisce civile, una legge che non funziona, gravosa sia per le forze dell'ordine che per gli stessi migranti e più volte colta in flagranza di illegittimità costituzionale. E' lecito chiedersi, con questo panorama, dove sono finite la sicurezza partecipata, la democrazia condivisa, la strategia di prossimità, obiettivi sbandierati in campagna elettorale e orientati a creare una società moderna, sicura, dove la partecipazione al progetto sicurezza e la conseguente responsabilizzazione globale dovevano investire i più ampi strati sociali.
La risposta: basta osservare Piacenza. Sono finite nella strategia dell'emarginazione, nelle divisioni, nella censura del buonismo, nelle retate, nei rastrellamenti, negli interventi massicci di polizia e
nelle identificazioni di massa. Sono finite nella cultura politico-repressiva tipica degli anni settanta.
Alla faccia della modernità!
Mirco Pezzani
La Cronaca di lunedì 8 agosto 2005
I "trombettieri" rispondono
Gentilissimo direttore,
ringraziamo il signor Mirco Pezzani per la sua dell'8 di agosto in cui sostiene il fallimento del centrodestra sulla sicurezza e ci definisce, in modo veramente simpatico "trombettieri" sull'argomento. La definizione è, oltre che simpatica, gradita. Il trombettiere è una figura importante nella vita di un esercito: suona la carica e scandisce i ritmi della vita quotidiana.
La sicurezza è, per quanto avremmo forse potuto fare di più, un tema centrale dell'azione politica del governo e nostra anche a Piacenza.
Occorre essere titolati per parlare di sicurezza: oltre a noi se ne occupano seriamente anche altre forze come per esempio Alternativa sociale, Fronte d'azione e comitati cittadini indipendenti.
Un po' meno altre forze: ricordiamo il clandestino in nero assunto in un cantiere che non sapeva dove fosse la 626 per la sicurezza vittima di un infortunio quasi mortale che lavorava per l'assessore di rifondazione Bruschini. Ma, vediamo di dare pochi dati per meglio informare il signor Mirco:
Terrorismo
L'azione del governo si è sviluppata su due piani:
- una rinnovata efficienza nel contrasto e nella repressione del terrorismo;
- la predisposizione di leggi che mettano in condizioni di colpire alla radice i terroristi, tagliando le fonti di finanziamento e dotando le forze dell'ordine di strumenti adeguati alla nuova sfida del terrorismo fondamentalista internazionale. Il Ministero dell'Interno ha attivato un gruppo interforze altamente specializzato nel contrasto al terrorismo internazionale, operativo 24 ore su 24. L'azione di prevenzione delle forze di polizia ha condotto ad un numero di arresti sempre crescente. Nel periodo luglio 2003 - giugno 2004 sono state arrestate 46 persone sospettate di appartenere al terrorismo islamico.
I numeri di quest'estate sono sotto gli occhi di tutti.
Immigrazione clandestina
Per quanto riguarda i clandestini intercettati in Puglia nei primi otto mesi del 2005 sono 16, nel 2003 sono stati 180, erano stati 3363 nei primi undici mesi del 2002 e 8244 nei primi undici mesi del 2001.
Quindi non è azzardato dire che la rotta del canale d'Otranto è praticamente chiusa. Discorso simile va fatto a proposito delle coste calabresi, che non sono state interessate dai gommoni, bensì, negli
anni passati, soprattutto dalle carrette del mare che partivano dalla Turchia o transitavano dal canale di Suez: grosse imbarcazioni con 800, o 1000, o più persone a bordo; anche qui i numeri parlano da sé, se è vero che nei primi otto mesi del 2005 i clandestini intercettati in Calabria sono stati 8, mentre erano stati 150 nel 2003, 2117 nello stesso periodo del 2002 e 6093 nello stesso periodo del 2001. La collaborazione da parte di paesi come la Turchia, l'Egitto e lo Sri Lanka consente di registrare questo risultato estremamente positivo. Il punto debole continua ad essere la Sicilia, le sue coste meridionali, le isole di Pantelleria e soprattutto Lampedusa. Ma anche sulle coste meridionali della Sicilia si registra un calo.
Lotta alla mafia e alla criminalità organizzata
La legge 279 del 2002 di modifica dell'articolo 41 e 41bis della Legge 354 del 1975 ha reso permanente il regime di carcere duro per i mafiosi, estendendolo anche ai terroristi e ai trafficanti di uomini.
Nel periodo luglio 2003 - giugno 2004 sono stati arrestati 102 pericolosi latitanti appartenenti ad organizzazioni di stampo mafioso e sono stati sequestrati 646 beni accumulati illecitamente, mentre altre 387 proprietà sono state definitivamente confiscate. Nello stesso periodo sono state individuate 171 associazioni di stampo mafioso; sono state denunciate 3.177 persone e sono stati sciolti per inquinamento mafioso 8 consigli comunali. Inoltre, il Parlamento ha reso permanente il regime di carcere duro per mafiosi, terroristi. Sono pochi dati, per motivo di spazio, che consentono ai due trombettieri di essere abbastanza soddisfatti della musica suonata da questo governo sulla sicurezza che, per il momento, è riuscito ed individuare e prevenire attentati come non è stato possibile in altre parti d'Europa, schierandosi dalla parte delle forze dell'ordine e non di quella dei vandali e violenti se dicenti no global come fa invece la sinistra.
I due trombettieri
Massimo Polledri
Tommaso Foti
La Cronaca di giovedì 11 agosto 2005
