Data: 15/07/2004
Il Tommaso Foti-macchina elettorale per una volta s'è inceppato. Il risultato delle elezioni provinciali del 26-27 giugno segna, per l'esponente di An e della Casa delle Libertà, il primo insuccesso dopo anni di vittorie, locali e nazionali. Il suo ruolino di marcia elettorale era notevole, da tempo alle urne era tra i sempre vincenti, elettoralmente non aveva sbagliato un colpo. Risultati da veterano della politica, ma che in realtà Foti, nato nel 1960, ha raggiunto giovane: tra i trenta e i quaranta anni.
I risultati più evidenti cominciano nel 1996: alle Politiche viene eletto deputato, ed il suo è un risultato in controtendenza nelle elezioni che, a livello nazionale, vedono la vittoria del centro-sinistra di Prodi: Foti è l'unico eletto del centro destra in un collegio uninominale dell'Emilia-Romagna. Dei tre collegi uninominali di Piacenza e provincia, il centro-destra se ne aggiudica uno, quello che comprende la Città e sette Comuni vicini: il collegio in cui - ovviamente - c'è Foti candidato.
Nel 1998, alle comunali di Piacenza vinte dal centrodestra di Guidotti ancora in controtendenza regionale, ha un grande successo di prferenza personali come candidato consigliere. E per lui è subito pronta la poltrona di vice-sindaco, dove fa valere la lunga esperienza maturata dopo essere entrato in Consiglio comunale poco più che da ragazzo, accanto a Carlo tassi. E qualcuno dice che, su molte questioni, il sindaco-ombra di quella giunta sia lui. Certo è che tutto passa sul suo tavolo: e che, per la giunta di centrodestra, Foti è punto di riferimento.
L'esperienza in Comuna ne logora un pò l'immagine? Macché. Nel 2001, alle Politiche vinte dal centrodestra comprendente la Lega, Foti vince ancora: batte un candidato nuovo e accattivante come il medico Luigi Cavanna e si guadagna il diritto a sedere in Parlamento fino al 2006. Risultato forse ancor più importante di quello (difficilissimo) del 1996: confermarsi è sempre dura.
I risultati di Foti non sono occasionali, sembra nato per fare politica., a Piacenza lo conoscono tutti: pochi sanno che di mestiere è funzionario commerciale, tutti sanno che da sempre fa politica non per calcolata convenienza, ma per vocazione e passione. Conosce a menadito la politica piacentina a tutti i livelli: Comune, Provincia, partiti, ambienti economici e sociali. Ha una memoria di ferro e, quando parla, lo fa sempre carte alla mano. Un osso duro per i suoi avversari.
La sua carriera comincia prestissimo. Forse già ai tempi in cui studia al Liceo scientifico negli anni settanta: alle assemblee d'istituto non si dimenticano i suoi interventi, fatti di un'oratoria che - con magistrali pause e toni da comiziante consumato - non può non conquistare chi ascolta. Sono gli anni in cui occorre avere coraggio per essere di destra contro un movimento studentesco tutto di sinistra (e anche più in là). A vent'anni è già in Consiglio comunale. E per lui inizia un lungo periodo di opposizione, a cui il Msi-Dn è relegato. Quando nel 1994 muore improvvisamente Carlo tassi, la destra paicentina guarda istintivamente a Foti. Che fa presto a capire come deve comportarsi: due anni dopo, nel 1996, è già in Parlamento.
Da lì Foti consolida ancora più il suo ruolo di uomo del centrodestra piacentino: nessuno lo discute, la Piacenza di centrodestra si sente bene rappresentata da lui. Quando si parla di un candidato che sappia esprimere lo spirito di quell'area, il nome che esce è sempre quello: Foti. Ha il merito di non essere arrogante e di rispettare consolidate gerarchie del centrodestra piacentino. E, alla lunga, ha l'abilità di superare quello che sembrava il suo tallone d'achille: l'etichetta di ex fascista. Ad un certo punto, del suo passato non si parla più. E' stata questa - forse - la sua vittoria più difficile, in una città che appiccica con facilità le etichette (sottovoce, naturalmente).
Cresce il suo ruolo anche in An nazionale, i vocifera di possibili incarichi non di semplice parlamentare. Per uno come lui, la vittoria alle recenti Provinciali sembra quasi certa: in passato, vinse elezioni più difficili di quelle attuali. C'è chi pensa addirittura a un successo al primo turno, senza ballottaggio. L'insuccesso non può certo intaccare irrimediabilmente un "cursus honorum" politico che - qui da noi - nessuno ha brillante come il suo. Certo, la vittoria gli avrebbe dato a vita la laurea all'Università della politica. Ma l'insuccesso - più che un problema personale di Foti - diventa ora un problema della coalizione. Se non si vince nemmeno con Foti, vuol dire che il centrodestra ha dei problemi: da affrontare immediatamente.
