Data: 29/04/2005
Dalla crisi di Governo, che non ha certo mosso grande interesse tra gli Italiani (e, tanto meno, tra gli elettori del centrodestra, che l'hanno più subita che capita) la sinistra si aspettava la fine del progetto politico avviato nel 1994 da Silvio Berlusconi.
Non è stato così, e ne siamo felici: non certo per la composizione del nuovo Governo, troppo irrobustito da designazioni più ""imposte"" che meritate, né per i nostri miseri interessi personali (conservare la medaglietta di deputato), ma per il messaggio politico che Berlusconi ha rivolto a tutti noi.
E' indubbio che l'attuale situazione politica sia profondamente diversa da quella del 1994: allora c'era da battere una sinistra ancora fortemente massimalista e un centro ben poco riformista. Oggi questi ultimi due schieramenti si sono fusi in un unico contenitore che, pur avendo cambiato più volte nome, non ha modificato la sostanza dei fatti: l'egemonia di una sinistra sempre più sinistra è evidente e di questa sono succubi i pochi moderati rimasti in tale coalizione.
Dall'altra parte, nel centrodestra, i continui distinguo, le liti e le smodate ambizioni di molti suoi dirigenti hanno finito sempre più per minare lo spirito unitario della coalizione, sacrificato sull'altare degli egoismi di bandiera e di partito.
Un caso raro di tafazzismo da parte del centrodestra, solo che si pensi che l'attuale sistema elettorale - che,
piaccia o non piaccia, è quello scelto dagli italiani - premia giustamente la coesione delle coalizioni, anziché i singoli partiti che le compongono.
Proprio per questo condividiamo la proposta di Berlusconi di dar vita ad un partito unico del centrodestra, cioè di un movimento conservatore e di massa, espressione delle migliori tradizioni cattoliche e liberali italiane.
Ma ciò che più rileva è il messaggio che occorre saper andare oltre gli egoismi di bandiera, infondendo la speranza nell'opinione pubblica moderata che, se è vero che non vuole lasciare l'Italia in mano comunista, neppure pensa di consegnarla al fronte immobilista.
Giova ricordare che le ripetute sconfitte elettorali del centrodestra in questi anni non sono state determinate dal passaggio di suoi elettori nello schieramento opposto, ma dalla fuga degli stessi dalle urne: una fuga dovuta, in gran parte, al fatto di non aver visto concretamente attuata quella ""rivoluzione liberale"" che era alle radici del progetto del centrodestra.
Non possiamo sapere, ora né se l'idea del partito unico prospettata da Berlusconi sarà realizzabile, né se la stessa si dimostrerà per l'ennesima volta vincente. Ma abbiamo il dovere di provarci.
da Libertà
