Camera

A cena tra giullari
e rullo di tamburi

Data: 29/07/2010

di LUCIANO LEARDI
E' una calda serata di luglio e la piazza di Cima sul colle Magno di Castellarquato è in festa. I multicolori stendardi delle trecentesche corporazioni delle Arti e dei mestieri e i vessilli delle nobili casate che ressero le sorti dell'antico borgo (i Visconti, gli Sforza, i Farnese), sono appesi alle pareti dei palazzi che le fanno corona. Al loro cospetto sta per iniziare la 35/ma edizione della "Cena medioevale". L'ha allestita la Congregazione Arti e Mestieri, in collaborazione con l'Associazione castelli del Ducato di Parma e Piacenza, di cui è socio il Comune di Castellarquato.
La lunga tavolata posta nel perimetro della piazza è gremita di commensali e, attorno, di spettatori incuriositi. Già all'accoglienza, sul ponte levatoio della Rocca, il giullare, i giocolieri e le danzatrici intrattengono i commensali mentre stanno degustando l'aperitivo, indicando loro che sta per iniziare un viaggio a ritroso nel tempo. Si rivive il lontano 1290, quando un abile condottiero di origine irlandese, di parte guelfa, già signore di Piacenza, dopo lungo assedio, fa capitolare l'affamata guarnigione di difesa e fa il suo trionfale ingresso in Castellarquato. Si chiama Alberto Scoto.
D'improvviso squillano le chiarine, rullano i tamburi e dalla rocca esce un corteo con gli sbandieratori, venuti da Ferrara, che scortano il condottiero a cavallo (Luigi Sabino), poi i musici, i crociati guidati da Angelo Donati e le danzatrici. Seguono il podestà con la moglie, il notaio, il tesoriere, il camerario e tanti altri nobili del luogo. Particolarmente ricchi e sfarzosi i costumi, soprattutto quelli femminili. Da ultimi arrivano papa Gregorio X (Roberto Pallastrelli) e i cardinali (tra cui il presidente dell'Avis, Franco Ticchi) che ebbero modo di elargire il loro appoggio all'accorto finanziere.
Inizia quindi la dispensa delle vivande, tutte rigorosamente cucinate secondo antiche ricette, commentate dal presentatore Alberto Brenni di Telelibertà. In concomitanza, comincia lo spettacolo con i vari, apprezzatissimi interventi del Giullar Jocoso (Marzio Faleri).
Si susseguono le portate, dai salumi alle torte salate, batalabar e gnocchetti rustici, mentre si alternano i musici, le danzatrici Arteare, il giullare che si esibisce in impressionanti numeri, come ingoiare spade e batuffoli di fuoco, i giocolieri con esercizi acrobatici. Si portano i secondi piatti, vitello arrosto e quaglie ripiene e cambia lo spettacolo. Sono di scena ora una suggestiva danza " Ali di Iside", il giullare con i trampoli, il volteggio degli sbandieratori al suono dei tamburini e delle chiarine, il giullare fachiro e l'atteso, applauditissimo, "a solo" di Monica Vescovi in "Igrayne's Dance".
Con il dolce si assiste al gran finale di fuoco. Alcuni fuochi artificiali annunciano l'ingresso del giullare su trampoli, che rappresenta il diavolo, dalla cui schiena e testa fuoriescono lampi e "fuoco". Immancabile l'apprezzamento del pubblico. E mentre i commensali intingono nella malvasia dolce la fetta del "buslan", molti presenti, varcate le transenne, si lanciano in un vorticoso girotondo al suono di un trascinante "saltarello".
Il sindaco Ivano Rocchetta e l'assessore Bernardo Baccanti salutano gli ospiti, fra cui il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, l'on. Tommaso Foti, il colonnello dei carabinieri Paolo Rota Gelpi, ricordando a tutti che tornando a Castellarquato potranno trovare arte, storia, bellezze architettoniche e soprattutto sinceri amici. Interviene anche la Congregazione Arti e Mestieri che, nel saluto di commiato, ringrazia i presenti e tutti i volontari che hanno collaborato alla felice riuscita della manifestazione.

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