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A "Tempo Reale" (Telelibertà) il destino delle aree militari e del lotto di via Emilia Pavese-via I MaggioPertite, sfida tra comitato e Reggi

Data: 28/10/2010

Distanza profonda tra l'amministrazione comunale il comitato per il parco alla Pertite. Martedì sera negli studi di "Tempo Reale", la nuova trasmissione di Telelibertà condotta da Giovanni Palisto, a dibattere di aree militari c'erano il sindaco Reggi, il presidente dell'ordine degli architetti Benito Dodi e due esponenti del comitato Pertite, Stefano Benedetti e Antonio Tagliaferri. Una disfida a tutti gli effetti, con il sindaco, spalleggiato da Dodi, in collisione spesso frontale con il comitato che per la grande area militare tra via Emilia Pavese e via I Maggio (280mila metri quadrati) chiede una riconversione tutta a verde pubblico.
Si può fare, hanno sostenuto Benedetti e Tagliaferri nel contestare radicalmente le modalità di trattativa con il ministero della Difesa intraprese dal Comune e prendendo ad esempio il caso di Bologna dove in due anni la partita delle aree militari è stata chiusa con un percorso partecipativo nella città che a Piacenza manca del tutto.
Il percorso partecipativo c'è stato e ci sarà, ha ribattuto Reggi rivendicando la correttezza dell'iter sin qui seguito. A Bologna le aree erano già libere e il Comune ha potuto decidere di farne ciò che voleva, qui i militari le occupano tutte ed è con loro che anzitutto ci si è dovuti confrontare, ha osservato il sindaco con il conforto di Dodi: «C'era da riuscire a farli stare a Piacenza con il polo industriale che dà lavoro a mille persone, ascoltando le loro esigenze dal punto di vista produttivo e logistico. Si sono detti disposti a investire (100 milioni di euro, ndr) per ammodernare lo stabilimento, ma a condizione di delocalizzarlo dall'arsenale di viale Malta e l'area che infine è stata individuata come adatta è la Pertite, in coerenza con la decisione, da loro già presa, di accorpare nella Artale che sta di fronte in via Emilia Pavese. La Pertite la volevano tutta, noi abbiamo eccepito che una parte resti a disposizione della città».
Quantificando, 120mila metri di parco, il 40% del totale, quota che anche l'onorevole Tommaso Foti (Pdl), intervistato all'interno della trasmissione, ha definito «significativa, un ottimo beneficio per la città», mentre «lasciarla tutta a verde è un'utopia che rischia di complicare le cose».
Prima dell'estate scorsa si è valutato che esistessero tutti gli ingredienti per mettere nero su bianco una proposta complessiva sulle aree dell'Esercito (non solo la Pertite). Il Comune - giudicandola equilibrata nel mix tra indici ambientali e di edificabilità (residenziali, commerciali, terziario), fabbisogno di servizi e sostenibilità economica - l'ha sottoposta al tavolo inter-istituzionale sul polo militare dove siedono parlamentari e sindacati, quindi ai capigruppo consiliari. Percorso ineccepibile, secondo Reggi: «Quale iter partecipativo si può intraprendere senza una bozza di accordo con la diretta controparte? Sarebbe solo perdita di tempo, se poi quelli non ci stanno. Occorre che da Roma ci rispondano, dopodiché avremo in mano qualcosa da avviare alla partecipazione in città».
Vibrante la reazione del comitato Pertite. Tagliaferri ha parlato di partecipazione sbandierata nei programmi elettorali e tradita all'atto pratico. Benedetti ha citato leggi che «stabiliscono come va fatta la partecipazione e cioè prima di qualunque decisione di tipo urbanistico». «Di decisioni difatti non ne abbiamo presa una», ha eccepito il sindaco liquidando come barzellette le tesi del comitato. «Chiedere però il parere al ministero della Difesa è in qualche modo un impegno», ha ribattuto Benedetti: «Se da Roma ritorna un parere favorevole, il consiglio comunale può votare una delibera che fa variante urbanistica dando un irreversibile via libera a un'operazione frettolosa, superficiale, priva di indicazioni anche sulla sua fattibilità economica (si dice che si coinvolgono i privati, ma non ci sono garanzie che diano i soldi e in quali tempi) e che il Comune non ha alcun potere di controllare».
Poiché le contrarietà sono forti e tanto di metodo quanto di merito, il comitato mette in serio conto il ricorso al referendum popolare sul destino della Pertite: «Se non si riesce a instaurare un dialogo con l'amministrazione lo promuoveremo senz'altro».
Gustavo Roccella
gustavo. roccella@liberta. it

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