Camera

Abolizione delle Province?
Sono soltanto parole

Data: 16/01/2009

di DANIEL NEGRI*
Un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma Gian Antonio Stella il giorno prima di Natale ci riporta al tema legato all'abolizione delle Province ed alla volontà degli schieramenti politici in merito. Il titolo dell'articolo recitava: "Sicilia, muro di Lombardo e Pdl, Province "salvate" dall'abolizione" Sottotitolo: "Costano 890 milioni, basterebbe un tratto di penna. Ma vota sì solo il Pd". Nel testo si faceva riferimento all'Articolo 15 dello Statuto regionale di autonomia del 1946, mai applicato, che cita: "Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana".
Quindi le province siciliane, a differenza del resto d'Italia, non dovrebbero neppure esistere. Nello Statuto che il 15 maggio 1946 riconosceva l'autonomia della Regione, il già citato articolo 15 non lasciava dubbi: abolizione. E ribadiva, se mai qualcuno fosse duro d'orecchio, che "l'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali". Tutto chiaro? Macché: restarono provvisoriamente in vita come amministrazioni straordinarie per un anno, due anni, tre anni, quattro anni... E poi ancora cinque e sei e sette... E poi ancora otto e nove e dieci... Finché nel 1986, dopo quarant'anni di proroghe, l'assemblea regionale decise infine di smetterla con quella ipocrisia. E le province provvisorie furono ribattezzate: d'ora in avanti si sarebbero chiamate Province Regionali. Cosa fanno? Boh... Distribuiscono incarichi e prebende, dirà qualcuno. Ultimo esempio, quello denunciato da "Il Dito", un settimanale online di Catania vicino a Enzo Bianco, che ha scoperto come Raffaele Lombardo, allora potentissimo presidente della provincia etnea, abbia passato il Natale dell'anno scorso firmando decine e decine di "nomine o proroghe di dirigenti, collaboratori esterni, consulenze varie": 57 in due giorni. Uno sforzo pesante per il polso, ma utile elettoralmente, visto che il fondatore dell'Mpa stava per candidarsi alla presidenza regionale al posto di Cuffaro. Una chicca tra le tante: l'assegnazione nel 2006 a uno studio legale di un incarico per "l'assistenza tecnico-legale al programma di cooperazione Bulgaria-Romania, uno studio finalizzato alla promozione delle imprese catanesi in quelle nazioni e all'avvio di uno stand informativo presso la Provincia".
Fatto sta che qualche giorno fa il presidente della commissione antimafia in Regione, il democratico Lillo Speziale, ha pensato che forse era arrivato il momento per tentare uno strappo. Prima l'insofferenza dei cittadini per i costi esorbitanti della politica nata dalle denunce del Corriere della Sera, poi la campagna di Libero benedetta da un diluvio di firme di lettori e dal consenso di autorevoli esponenti di diverse appartenenze politiche... Come dubitare del successo di un blitz siciliano se l'unico partito che si è ufficialmente schierato contro l'abolizione delle province è la Lega che nell'isola ha uno spicchio di successo piuttosto eccentrico nella sola Lampedusa? Non bastasse, come ricorda il leader storico dei Difensori Civici Lino Buscemi (che minaccia di raccogliere le firme per un referendum abrogativo) l'abolizione delle province in Sicilia potrebbe essere fatta in un giorno. A differenza che a Roma infatti, a Palermo non servirebbe una modifica istituzionale: "Basterebbe un tratto di penna". E questo diceva infatti la proposta portata giorni fa in commissione Affari Istituzionali da Lillo Speziale.
Articolo 1: "Le province regionali sono soppresse". Articolo 2: le loro funzioni sono "trasferite ai liberi consorzi di comuni istituiti a norma dell'art. 15, comma 2, dello Statuto della Regione. Nelle more di tale istituzione, esse sono trasferite ai comuni, ricompresi nella soppressa provincia, che le eserciteranno in forma singola o associata". Articolo 3: i dipendenti passano "nei ruoli dell'amministrazione dei comuni, in una qualifica corrispondente a quella di provenienza". Articolo 4: "I beni, mobili ed immobili, di proprietà delle province sono trasferiti nella proprietà dei comuni". E così via. Su tredici membri della commissione, i presenti erano otto. I quattro democratici hanno votato per l'abolizione e chi rappresentava l'Udc di Pier Ferdinando Casini (favorevole alla soppressione) non era presente. Gli altri, a partire dal presidente, il lombardiano Riccardo Minardo (il cui voto valeva doppio ed è stato determinante) hanno votato contro. Compresi i rappresentanti del Pdl. Quindi a dispetto delle promesse di Silvio Berlusconi, di quelle di Gianfranco Fini e del parlamentare piacentino della PdL Tommaso Foti, si tratta, come al solito, solo di parole come conclude lo stesso Gian Antonio Stella.
Consigliere Comunale di Piacenza
Gruppo Partito Democratico

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