Data: 13/10/2008
di MARTA TARTARINI
Dopo una lunga trattativa, si è evitato il fallimento di Alitalia. Si ripartirà da Cai, la Compagnia aerea italiana costituita da 16 imprenditori, cordata italiana fortissimamente voluta dal premier Silvio Berlusconi. I soci si sono impegnati a mantenere le proprie quote per 5 anni e, in caso di offerta pubblica di acquisto, la maggioranza del capitale dovrà restare in mani italiane. Altro elemento fondamentale del piano è la ricerca di un partner industriale straniero che partecipi al capitale con quota di minoranza. Al centro della trattativa più accesa, quella con i sindacati, c'era il contratto: le 9 sigle sindacali hanno firmato un contratto unitario, triennale, composto da una parte comune e da tre aree specifiche per le diverse categorie: piloti, assistenti di volo e personale di terra. I piloti, gli ultimi a dire sì, avranno un trattamento dirigenziale, per 14 mensilità, per un valore non inferiore del 6-7% rispetto a quello attuale a parità di ore volate.
«Con il centrodestra, Alitalia vola e la sinistra si schianta», è la sintesi del deputato Pdl-An Tommaso Foti che nota come «solo grazie alla forte determinazione del Governo, in testa il presidente Berlusconi, la situazione di dissesto di Alitalia, esplosa nella sua gravità la scorsa primavera, ha trovato una positiva soluzione». Foti evidenzia in particolare che «rimane l'italianità della compagnia, è salvaguardata la maggior parte dei posti di lavoro, mentre i lavoratori in esubero possono usufruire di un adeguato sistema di ammortizzatori sociali». La previsione è che «a breve avremo una nuova compagnia aerea italiana in grado di competere finalmente sul mercato: per questo il top dell'imprenditoria italiana ha dato vita ad una società che, con l'apporto di un importante ma minoritario azionista straniero, gestirà la compagnia aerea». Ha perso invece «la sinistra che ha giocato a gufare, con la Cgil in testa, ma che alla fine si è dovuta piegare».
Articolata l'opinione del leghista Massimo Polledri: «Come cliente e cittadino penso che Alitalia dovesse fallire quattro anni fa, quando ci fu il primo salvataggio». «Ogni piacentino - aggiunge il deputato - negli ultimi 5 anni ha speso 180 euro per mantenere i privilegi dei piloti di quello che è un baraccone della prima Repubblica». Per Polledri la trattativa ha poi dimostrato «che Cgil e Pd tifavano per il tanto peggio tanto meglio, ossia per il fallimento». Resta la «preoccupazione per l'aeroporto di Malpensa, che sta già perdendo voli, e per il suo futuro tra AirOne e Lufthansa». Come partner straniero «dico certamente Lufthansa».
Sul fronte opposizione, Paola De Micheli, premette che la soluzione «è meglio del fallimento», ma ritiene che la trattativa sia stata «gestita male: visto che parliamo di soldi pubblici, sarebbe stata necessaria più trasparenza» e «il fatto imperdonabile è che noi contribuenti paghiamo gli errori della politica» che, per la deputata del Pd, «ha dovuto garantire condizioni agevolate per avere una cordata». Inoltre, «l'italianità non è determinata dalla proprietà ma dal management e dalla capacità di aprirsi ai mercati». Per quanto riguarda il partner straniero «non può essere la politica a decidere ma solo ragioni imprenditoriali».
Premesso che «anche grazie al contributo del Pd si è evitato il peggio», per Maurizio Migliavacca «restano tutti gli interrogativi sulla scelta si cui si è intestardito il premier per ragioni elettorali». Il deputato Pd fa qualche previsione: «Il salvataggio costerà caro alle casse pubbliche, ossia circa 80 euro a cittadino, ci sarà meno concorrenza nei cieli; avendo il Governo soppresso alcune norme antitrust i biglietti costeranno di più». Infine, «avremo una compagnia regionale che difficilmente sopravviverà». Insomma, l'operazione, «che ha più rischi che vantaggi, presenterà un costo salato».
In prima linea nel "caso Alitalia" è stato Pierluigi Bersani, che attacca: «Il Governo dica la sua sulla partnership e sul sistema aeroportuale, consentendo alla Cai di lavorare», perché se «il disastro è stato evitato», quello cioè di avere gli aerei a terra, «ora il Governo deve dire se vuole un partner straniero e deve invitare queste compagnie a fare una proposta di investimento». Da parte sua, il Pd farà la sua parte «per favorire un'alleanza internazionale, pur rimanendo tutte le critiche al Governo per come ha portato avanti la vicenda, con fini elettorali e non industriali». L'ex ministro vede poi nella vicenda un pericoloso precedente: «Adesso tutti i servizi pubblici in situazione di deficit potranno pretendere la stessa soluzione, visto che nel decreto non si parla di Alitalia ma genericamente di servizi essenziali: osso ai contribuenti e polpa a imprenditori».
