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Alleanza Nazionale, dieci anni dopo

Data: 29/01/2005

Le profonde trasformazioni della politica nazionale tra il 1992 (pentapartito Dc, Psi, Psdi, Pli e Pri rappresentativo della maggioranza assoluta degli Italiani) e il 1994 (clamorosa vittoria elettorale del "non politico" Berlusconi) ben altro corso avrebbero seguito se la Destra fosse rimasta esclusa, come era stato fin dal 1948, dal gioco politico. Nel biennio '92-'94 una vera e propria ribellione dell'elettorato moderato (che per circa 50 anni - obtorto collo e in funzione prevalentemente anticomunista - si era riconosciuto nella Democrazia Cristiana) offrì alla Destra l'irripetibile occasione di assumere responsabilità di governo. Il nuovo sistema elettorale (maggioritario, seppure integrato dal correttivo proporzionale) e l'irrefrenabile volontà di cambiamento dell'opinione pubblica (anche per via di "mani pulite") contribuirono, non poco, all'evoluzione politica della Destra. Gli uomini della quale, con grande tempismo, capirono che non era più il tempo né della intransigente opposizione (utile per sopravvivere elettoralmente nella versione della "alternativa al sistema", ma fine a sé stessa), né della romantica nostalgia (superflua, nel momento in cui si chiudeva il dopoguerra, con la consegna alla Storia delle drammatiche vicende della guerra civile). Un'intuizione felice quella della Destra di "mettersi in gioco", che seguiva i tentativi falliti (vent'anni prima) di Giorgio Almirante con la Destra Nazionale (1972) e la Costituente di Destra per la Libertà (1975). Tentativo quello di Almirante di associare alla Destra uomini e donne che nella seconda guerra mondiale si erano trovati a combattere su fronti opposti, che non riuscì soprattutto per l'ostracismo delle forze centriste. Queste ultime, infatti, temendo la concorrenza elettorale della Destra se i suoi voti si fossero mostrati "utili", fomentarono una scissione (dicembre 1976) all'interno del M.S.I. e la nascita di un secondo partito di destra (Democrazia Nazionale). Una scissione che, seppure irrilevante ai fini elettorali (alle politiche del 1979 Democrazia Nazionale ottenne lo 0,6% e, di lì a poco, si sciolse), segnò la fine della stagione politica della "Destra aperta" e la radicalizzazione del suo isolamento. Una situazione destinata lentamente a modificarsi solamente quando Craxi, verso la fine degli anni '80, incominciò a smantellare - per arginare il duopolio politico DC-PCI - quella politica dello "arco costituzionale" che aveva relegato la Destra ai margini della politica. Destra che, se oggi rappresenta ciò che rappresenta, molto deve all'improvvisa avversione manifestata dall'opinione pubblica, negli anni '90, per i partiti tradizionali (accusati di occupare ogni spazio della vita sociale) e all'esplosione della questione morale (con il personale coinvolgimento dei responsabili nazionali dei partiti di governo). La lunga pagina di cronaca politico-giudiziaria di quegli anni, con avvisi di garanzia e arresti a raffica, vedrà - alla fine dei processi - pagare pesantemente di persona il solo Craxi, cui i comunisti, comunque mascherati, non hanno mai perdonato di avere liquidato Marx con Proudhon. Per tornare alla Destra, annotiamo che, a dieci anni dalla fondazione, Alleanza Nazionale è forza di governo ai vari livelli (nazionale, regionale, provinciale e comunale) e gode di grande credibilità in ambito europeo e mondiale, anche in ragione degli importanti ruoli ricoperti in questi anni da Fini (da ultimo quello di Ministro degli Esteri). Ciò nonostante c'è chi legittimamente contesta il percorso seguito da Fiuggi ad oggi da Alleanza Nazionale: tra i più convinti e determinati i gruppi appartenenti all'area più radicale ed antagonista della Destra. Una presenza quest'ultima che non rappresenta certo una novità sul piano organizzativo (anche ai tempi del Movimento Sociale Italiano, vi era un pullulare di movimenti allo stesso antagonisti: da Ordine Nuovo ad Avanguardia Nazionale), né sul piano politico (l'appellativo di "traditore" o "badogliano" venne riservato, a turno , a Michelini come a Romualdi, ad Almirante come a Rauti). Con dovuto rispetto per chi dissente, siamo convinti che se non ci fosse stata Alleanza Nazionale saremmo finiti nelle mani di Occhetto, cioè dei comunisti. Ma Alleanza Nazionale è molto di più del solo anticomunismo: la sua attiva presenza sulla scena politica ha contribuito, in modo determinante, all'affermazione di valori e di modelli sociali diversi, se non addirittura opposti a quelli egemoni negli anni precedenti. Ci riferiamo alla cultura del merito, che pone al centro della società la persona, a differenza delle visioni statocentriche, che mortificano l'individuo. E, ancora: la tutela della vita umana, la riscoperta dell'amore per la Patria, l'esaltazione della libertà nel rispetto dell'altrui agire, la ricerca della giustizia e non del giustizialismo. Dopo avere conseguito una piena legittimazione politica ai vari livelli di responsabilità, spetta ad Alleanza Nazionale fare sì che quelli che oggi sono valori di riferimento per la Destra, diventino patrimonio della intera comunità nazionale.

di Tommaso Foti
Esecutivo Nazionale di Alleanza Nazionale

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