Data: 08/03/2009
Tristi, ma sereni. Malinconici, ma pronti per la nuova sfida. Orgogliosi della propria storia, ma vogliosi di iniziare a scriverne una diversa, ma altrettanto ricca di soddisfazioni. Portando con sè i propri ideali e rivendicando un ruolo fondamentale per i valori di Destra.
Dirigenti e militanti di Alleanza nazionale hanno affrontato con questo stato d'animo ieri all'auditorium Sant'Ilario l'ultimo congresso provinciale del partito, nato a Fiuggi nel 1995 e che il 29 marzo prossimo si scioglierà nel Popolo della libertà.
Durante l'assise, presieduta da Marco Eboli (Consulta regionale) e aperta dall'intervento del presidente provinciale Sergio Bursi (che ha letto la mozione che porta al Pdl), c'è stato spazio per gli interventi di diversi rappresentanti del partito, praticamente tutti hanno ricordato il loro ingresso nell'Msi e poi in An, sottolineando idee e ideali che li accompagnano da anni e che devono rivestire un ruolo forte all'interno del nuovo partito.
A loro e anche a tutti i presenti è arrivata la sferzata del parlamentare Tommaso Foti, che chiudendo i lavori ha usato parole molto esplicite: «Questo non è il solito congresso, avrei preferito la politica alla retorica e che ognuno dicesse quello che pensa. Non possiamo far finta di essere contenti, personalmente non sono felice, ma sono sereno perchè abbiamo sempre fatto il nostro dovere, negli anni bui del nostro Paese abbiamo lottato per le nostre idee, perdendo anche molti amici. Noi non andiamo a Canossa, perchè non dobbiamo vergognarci di niente: la nostra storia, il nostro impegno, le nostre battaglie restano e dobbiamo esserne orgogliosi, la nostra bandiera non sarà ammainata. In Italia - ha aggiunto - temi come foibe, italiani all'estero, ordine pubblico, immigrazione, etica oggi sono attuali perchè li abbiamo rilanciati quando nessuno ci ascoltava. Questo non è il bilancio di una società in liquidazione, ma ciò che portiamo a testa alta nel Pdl».
Ai militanti di An e ai futuri alleati di partito, Foti ha lanciato però anche un forte monito: «Per fare il Pdl non servono la retorica o la somma degli organigrammi, ma le idee e le proposte, avendo il coraggio di aprirsi come fece il Msi negli anni Settanta. Ma ci sono due modi per far funzionare un partito che conta sul 38 per cento dei consensi: o con una singola leadership assoluta, che si deve scontrare innanzitutto con l'anagrafe, oppure con la supremazia dei valori, del merito e del consenso. Io sono per quest'ultima opzione - ha aggiunto - e per un sistema di regole chiaro e rispettato da tutti, che porti a confronti, discussioni, tesi e sintesi, abbandonando caos e autoreferenzialità. I feudi non servono, occorre puntare al costante rinnovamento della classe dirigente, senza i personalismi e la difesa d'ufficio dei cretini, anche se sono nostri amici».
Michele Rancati
