Data: 24/10/2009
di TOMMASO FOTI *
L'avere investito il Parlamento Europeo sulle presunte limitazioni della libertà d'informazione in Italia non ha giovato agli assertori di detta tesi (il che mi interessa relativamente), ma ha contribuito a nuocere alla mia Patria (il che mi preoccupa assai). Se non vi fosse libertà nell'informazione, difficilmente Petrini riuscirebbe ad esprimersi come invece ha fatto, mettendo a nudo la miopia e la strumentalità di posizioni che - poco rileva se siano patrimonio della sola sinistra - sono animate unicamente dall'avversione a Berlusconi.
Uno stato d'animo che Petrini, nel 1994, evidentemente non nutriva nei confronti di Berlusconi (nonostante l'approvazione del Lodo Mondadori fosse vicenda più recente di quanto oggi non è), se è vero come è vero che venne eletto deputato nel collegio di Piacenza 31 con i simboli del partito di Berlusconi e di quello della Lega appaiati.
Frutto di omaggio e attestazione di stima per Giano appare la tesi di Petrini secondo la quale in Italia è negata la libertà di stampa quando Berlusconi critica l'aggressione contro di Lui da parte di un ben definito gruppo editoriale, mentre la stessa è salvaguardata in America quando Obama tratta "come avversario politico" la Fox, rea di criticare le sue scelte.
Mentre mi pare analogo - e, per quanto mi riguarda, comprensibile - il comportamento di Berlusconi in Italia e di Obama negli Stati Uniti, diversa è la posizione dei rispettivi oppositori politici. Se la stampa americana si occupa criticamente degli errori politici (o presunti tali) di Obama, pur con gli accenti e gli eccessi di una linea editoriale dichiaratamente non filo governativa, certa stampa italiana - quella dei cosiddetti "salotti buoni"- incentra invece da alcuni mesi la propria azione sulla spasmodica ricerca ed enfatizzazione di gossip che investono Berlusconi.
Mentre da un lato dell'Oceano abbiamo la critica politica anche aspra (pur non essendo mancati gli argomenti, in ragione delle dimissioni rese, non certo per ragioni politiche, da stretti collaboratori di Obama), in Italia abbiamo semplicemente il chiacchiericcio da spiaggia elevato a fonte, la menzogna a notizia, l'insinuazione a sentenza processuale.
Alla causa corrisponde l'effetto: Obama e Berlusconi hanno fatto fronte, con accenti forse diversi, ma dettati da accuse diverse nella tipologia - come lo stesso Petrini ammette - agli attacchi di certi mezzi di informazione apertamente schierati contro.
Purtroppo, in Italia, la sinistra - o, altrimenti detto, l'antiberlusconismo - copre il vuoto pneumatico del proprio essere cavalcando il gossip di certa stampa e gridando al tiranno se la stessa viene semplicemente criticata. Più che difendere la libertà d'informazione che nessuno mette in pericolo, forse sarebbe meglio che chi da sempre ritiene di avere qualità morali e intellettuali superiori ai propri avversari - antico malvezzo della sinistra - si preoccupasse di capire perché i gossip antiberlusconiani fanno proseliti solo tra i radical-chic, e non nella maggioranza degli italiani, compresi coloro che Berlusconi lo vorrebbero vedere attaccare sul piano politico e non su quello personale.
Molti degli interessati questa risposta continuano a non darsela, ma in compenso la ricevono puntualmente: non da chi scrive, ma dal popolo Italiano quando vota.
* Parlamentare Pdl
