Data: 05/07/2010
di ANNA BERTOLI
Un'uscita assai poco onorevole, quella degli azzurri dai mondiali del Sudafrica. Dopo la sconfitta con la Slovacchia è caccia ai responsabili della prestazione che ha deluso tutti gli italiani amanti del calcio. Sul banco degli imputati sicuramente l'allenatore Lippi e via via tutti gli altri. Anche i deputati piacentini commentano l'avventura degli azzurri.
Nell'immediato dopo partita, che ha sancito il ritorno a casa prematuro della Nazionale, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha invitato a non concentrarsi troppo sui dolori del calcio e a pensare al Paese. "'Bisogna cambiare l'allenatore che conta in Italia. Il mondiale di calcio si può anche perdere, ma non si può perdere la dignità delle istituzioni". Le precedenti dichiarazioni del leader della Lega Umberto Bossi per Bersani sono state "diversivi sgradevoli" e "irresponsabili. Né intonare il ?Va pensiero', né tifare Paraguay migliora le condizioni reali dei cittadini. Bossi e la Lega smettano di dire sciocchezze e si occupino del Paese".
Sul fronte centrodestra Massimo Polledri indica una ricetta: "Bisogna limitare il numero degli stranieri e investire di più sulle squadre giovanili. È necessario che il calcio punti maggiormente sui vivai. Siamo diventati un Paese di signorine e invertebrati, è il momento di rialzare la testa". Il leghista ammette che la prematura uscita di scena degli azzurri è stata "una grande delusione. Al momento della ?disfatta' - rivela - ero col presidente della Camera Fini in Israele, gli echi arrivavano fin lì. Perfino i palestinesi si aspettavano un risultato migliore... Una vergogna che ci rimarrà addosso a lungo". Lippi? "Spero rinunci al compenso, ma dubito che lo farà. Devo dire che quando l'ho visto all'Ariston, al festival di Sanremo, ho avuto un brutto presentimento: non mi è piaciuto che si sia presentato a fianco di Emanuele Filiberto, al suo ennesimo tentativo di guadagnarsi visibilità dopo pubblicità, comparsate su ?Striscia', show danzanti su RaiUno e campagne elettorali destinate all'insuccesso".
Dispiaciuto appare Tommaso Foti: "Lungi da me volermi unire ai milioni di connazionali avvezzi a cimentarsi nell'arduo compito di commissario tecnico della nazionale. Per di più la politica ha parlato troppo, troppe volte fuori luogo. A me è spiaciuto e tanto per come è finita, tuttavia - prosegue il parlamentare del Pdl - debbo riconoscere che le tre partite sono state giocate largamente al di sotto delle nostre capacità e possibilità. Lippi si è assunto la responsabilità del fiasco e in un Paese in cui la colpa è sempre degli altri non è poco. Alcune scelte nelle convocazioni e anche l'impiego di alcuni giocatori però non le ho proprio capite. E' un peccato che un tecnico indubbiamente capace e bravo si sia ostinato a non volere impiegare alcuni giocatori che avrebbero potuto fare la differenza. Ogni allusione a Balotelli e Cassano - chiude Foti - è puramente voluta".
Paola De Micheli racconta: "Il giorno della partita ero in aula a votare, mentre era in corso l'ostruzionismo dell'Idv che per quasi 30 ore ha ripetuto le stesse cose sulla questione enti lirici. Tra un voto e l'altro uscivo nel corridoio sopra l'aula per vedere la partita. Ero con Giovanna Melandri che nel 2006, anno della vittoria mondiale era ministro dello Sport". La deputata del Pd riferisce che continuava a chiedere all'ex ministro "nervosissimo, di portare un po' di fortuna ai ragazzi. Evidentemente non bastava nemmeno la scaramanzia di fronte ad una compagine grigia. Mi dispiace anche per Lippi - commenta De Micheli - che ho incontrato più volte, perché immagino che abbia costruito quella squadra credendo davvero che fosse la migliore possibile e non comprendendo quanto fosse scarsa alla voce qualità. Penso che il parallelo tra la Nazionale e il Paese abbia qualche fondamento: le parole chiave per la rinascita dell'Italia quotidiana e della nazionale di calcio dovrebbero essere sacrificio, generosità, giovani, merito, futuro. Tutti valori che ci ha rubato il berlusconismo".
Maurizio Migliavacca allarga il discorso: "Al di là delle colpe di Lippi nella gestione, emerge una riflessione più generale. Il fallimento della nazionale è lo specchio della globalizzazione del calcio: vincono le squadre che esportano giocatori, resistono nazionali come la Germania che importano calciatori naturalizzandoli. L'Italia rifletta su questo, sulla necessità di investire sui giovani". E adesso, per chi tifare? Il coordinatore della segreteria del Pd non ha dubbi: "Due squadre europee rimaste, Germania e Spagna".
