Data: 07/02/2009
CAORSO - (a.s.) Chi pensava che Ansaldo Nucleare non vedesse l'ora di acquisire Sogin e premesse per lo "spacchettamento" ipotizzato dal governo resterà sorpreso. Al convegno indetto dagli Rsu il direttore generale di Ansaldo Nucleare, Sergio Orlandi, e l'amministratore delegato di Sogin, Massimo Romano, parlano di "partnership", ricordando la collaborazione in atto da anni e lasciando profilare all'orizzonte un'idea nuova: un soggetto industriale complesso, costituito da varie realtà, che gestisca il processo di rilancio del nucleare in Italia. Lo stesso soggetto auspicato da Pierluigi Bersani «per riprendere i fili di un sistema con un'operazione nazionale che coinvolga varie realtà, in cui Sogin abbia parte attiva, con un tavolo serio di discussione, sapendo però che per tornare al nucleare bisogna prima saper dismettere gli impianti».
Se sta al governo decidere, e l'auspicio dell'assessore regionale Duccio Campagnoli è che almeno «delinei un percorso che dia continuità al patrimonio di Sogin», il ruolo dei due attori sembra emergere con tale naturalezza da vanificare l'idea del commissariamento e smembramento di Sogin, che per Tommaso Foti «non va fatto e probabilmente sarà presto abbandonato: le professionalità nucleari vanno salvaguardate e incrementate con l'università».
«Non vogliamo affatto acquisire Sogin. Siamo partner e tali vogliamo restare - chiarisce Orlandi - Abbiamo capacità complementari: Ansaldo Nucleare nella progettazione e creazione di impianti, Sogin nella dismissione. Miriamo a realizzare un sistema industriale italiano tale da operare subito nel campo nucleare, unendo le forze».
Per il segretario nazionale Flaei-Cisl Carlo Meazzi «solo Sogin in Italia sa gestire gli impianti e il combustibile, è l'unica in grado di tutelare lo sviluppo e la sicurezza dei cittadini, e deve trovare il suo ruolo nella conversione energetica. Le conoscenze di Sogin e Cesi vanno integrate; con i centri di eccellenza piacentini, uniti a scuole di formazione e laboratori, l'asse del Po tra Caorso e Trino potrebbe diventare il centro di rilancio dell'energia elettrica del Paese».
«Non sta a noi dire se Sogin debba essere smembrata, ma al governo - dice Romano - Non siamo preoccupati: siamo professionisti. In due anni abbiamo fatto di Sogin una normale impresa che opera in un mercato, realizzando tre volte le attività fatte dal 2000 al 2007, raggiungendo oltre il 90% degli obiettivi, puntando allo smantellamento del 50% nel 2012». Sul decommissioning: «Sarà un'opportunità di politica industriale solo a certe condizioni: avere una prospettiva certa e di lungo periodo; valorizzare le competenze in una dimensione internazionale, un mercato importante; investire in tecnologia e know-how innovativi e capacità gestionali, unendo imprese, enti di ricerca e università; investire nelle persone, valorizzando le professionalità esistenti e formandone nuove - dice Romano - Occorre poi creare soggetti industriali in grado di competere sui mercati e dare un contributo significativo al rilancio del nucleare nel Paese, valorizzando le competenze esistenti e non limitandosi ad affidare "chiavi in mano", a soggetti internazionali, il nucleare».
Risparmio energetico e fonti alternative sono invece la strada per Marco Natali (Legambiente).
