Data: 24/06/2008
(pin) La lunga mano della politica si protende sulla sanità piacentina. E' lo scenario prospettato da Tommaso Foti (An), che in apertura del suo intervento sceglie un coup de théâtre, leggendo un estratto di una lettera che lo stesso direttore generale Ausl avrebbe inviato a un medico in forze all'ospedale della Valdarda, e che sarebbe dovuto diventare «direttore di unità amministrativa di Fiorenzuola, ma...». Foti lascia gli omissis, ma porta fino in fondo il ragionamento: si tratta di un «ma» che pare essere dettato da cause di forza maggiore, più che da reale convincimento. «Non è un attacco diretto alla sua persona - dice rivolgendosi a Bianchi - ma alla politica dell'azienda Usl. Le polemiche o critiche che stanno nascendo esprimono un'insoddisfazione di fondo del territorio, per un'attività di governo della sanità che pare essere teleguidata da Bologna. Si nominano i primari dicendo "vorrei ma non posso". A lei, che pure pare essere stato incoronato dal monarca (l'ex direttore, Francesco Ripa di Meana, ndr), quale suo adepto, rivolgo l'invito di cambiare».
«Con il tutto il rispetto, a Foti rispondo - è la replica di Bianchi - che io credo al cambio, di rapporti e di persone. La pianificazione è in mano ai sindaci di distretto, e lì si può esprimere la loro specificità». Da Roberto Pasquali parte un attacco contro il nuovo assetto dei distretti. I timori di una riduzione dei servizi in montagna si sono concretizzati. «Il fondo per la non autosufficienza è nei bilanci Ausl, ma non è ancora stato ripartito sui territori. Da gennaio - dice - 25 anziani sono in attesa dell'esame effettuato dall'unità di valutazione geriatrica. E nei documenti programmatici presentati al direttore praticamente non si parla dell'ospedale di Bobbio». «Non è chiaro - osserva Sergio Bursi - quali specialità resteranno negli ospedali di Fiorenzuola, Castelsangiovanni e Bobbio, visto che si parla di concentrare alcuni servizi nel presidio di Piacenza. E a una lettura più attenta, si nota che c'è l'intenzione di ridurre gli ospedali di prossimità a strutture a ciclo diurno, o con una degenza di cinque giorni al massimo». Problema sottolineato anche da Massimiliano Dosi (Lega Nord), che pure pone anche il quesito della chiusura del pronto soccorso pediatrico di Fiorenzuola nelle ore notturne per casi non gravi. «Per questo ospedale - dice - è stato applicato un federalismo in senso contrario». Patrizia Barbieri (Oltre i partiti) ricorda invece «quando alla chiusura dell'ospedale di Cortemaggiore l'allora sindaco Flavio Antelmi assicurò che il presidio del suo comune, Fiorenzuola, sarebbe stato potenziato. Non è stato così». Non arrivano solo critiche. Per Adriana Bertoni (Ds), che pure chiede per il consiglio provinciale «un ruolo di maggior peso, di regia, chiedendo la presentazione in assemblea delle linee del piano strategico dell'azienda», invece è da sottolineare come «l'azienda si stia muovendo nei grandi obiettivi dell'equità e della personalizzazione del servizio». Stefano Rattotti (Prc) pone l'accento su due criticità del servizio sanitario locale: le liste d'attesa e la lungo degenza. Raimondo Magnani (Prc - Indipendente) si dice solidale con i cittadini preoccupati dell'eventualità d una riduzione dei servizi, mentre Luigi Fogliazza (Lega) lamenta l'assenza di presidi in Valnure. Chiude Annibale Gazzola (Ds) sollecitando la convocazione di un consiglio per approfondire il tema della sanità dopo la pausa estiva.
