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Aree militari, scintille sulla proposta

Data: 24/07/2010

Il fronte della battaglia civile sulle aree militari è già ben delineato. E siamo ai primi fuochi incrociati.
All'indomani della proposta presentata dal Comune di Piacenza per difendere l'occupazione in "grigioverde" e per recuperare aree alla città scendono in campo forze di opposta natura. Da un lato, gli onorevoli Tommaso Foti (Pdl) e Massimo Polledri (Lega) ribadiscono la piena condivisione del documento delineato, lanciano l'idea di aprire la discussione alle categorie economiche, parlano della più importante operazione di recupero storico-artistico degli ultimi due secoli e difendono il loro contributo che ha corretto alcuni aspetti della proposta. Entro i primi di settembre si cercherà di favorire l'incontro con la Difesa.
Dall'altro, ecco il Comitato Pertite con le Rsu del Polo Mantenimento che bocciano in toto metodo e merito della proposta, rifiutano le ragioni della fretta con cui si vuol operare, chiedono di ripartire da un «vero» percorso partecipativo, puntano l'indice contro uno stabilimento militare con lavorazioni insalubri. Questo ha offerto ieri l'agenda delle aree militari, con due conferenze quasi in contemporanea, ma divaricate nelle posizioni.
«Città giardino» Foti ha parlato di un apporto significato dato dal centrodestra alla messa a punto di alcuni passaggi della proposta recepita poi da tutti i livelli dei rappresentanti eletti (sindaco, consiglieri regionali, parlamentari) e premette: «Dobbiamo distinguere tra ciò che ci piacerebbe in senso utopistico da ciò che si può fare con realismo».
Vede una «città giardino» se l'operazione andrà in porto, con il recupero dell'area intorno a San Sisto e a Palazzo Farnese, del castello Farnesiano, di capannoni Anni 30 del vecchio arsenale, del Parco delle Mura, con la liberazione del vallo. Bene anche l'operazione del piano caricatore che consentirà di rigenerare l'area della stazione («ricettacolo di disperati») con l'acquisizione del capannone del Berzolla e nuovi centri direzionali. Lo stabilimento nella Pertite? «L'Infrangibile ci guadagna». Ma la proposta andrà confrontata con il ministero Difesa e con lo Stato maggiore dell'esercito, che potrebbe chiedere aggiustamenti.
Polledri parla di un progetto «ambizioso e realistico» che accantona la prima ipotesi elaborata con l'allora sottosegretario Lorenzo Forcieri ma «impercorribile» per l'incremento di 5mila abitanti rispetto ai 2 mila previsti oggi al fine di rendere economicamente sostenibile (attraverso la costruzione di residenze) l'operazione. «E' una proposta sensata e migliorabile, ora incontreremo le categorie economiche». E 380 mila metri quadrati di verde (200mila pubblico) su 740mila appaiono un buon traguardo («Ci sono critiche, qualcuno dice che dovremmo avere un'area tutta a verde» ammette però).
E poi vi saranno le novità del federalismo demaniale con le caserme di via Benedettine. Una ricchezza di beni disponibili che, per il parlamentare, consigliano di fermare l'operazione di palazzo uffici. «Non faccio polemica, è il caso di prenderci una pausa su un'operazione che costerebbe 25 milioni, visti tutti gli immobili e le disponibilità che avremo».
Tutto a parco Sul fronte opposto, il Comitato Pertite e le Rsu del Polo Mantenimento stanno pensando ad un'iniziativa pubblica l'8 agosto in occasione delle celebrazioni sulla Pertite. Marco Natali, Stefano Benedetti (Comitato) e Gabriele Chiappini (Rsu-Cgil) hanno nuovamente attaccato un disegno frutto di un percorso decisionale «irricevibile per i bisogni della città», esprimendo «indignazione» per come sono andate le cose e sul mancato ascoltoe segnalando una «gravissima ambiguità» in chi ha partecipato all'abbraccio per una Pertite tutta verde optando poi per soluzioni diverse. Si chiedono quali indirizzi, quali dati siano stati espressi per suffragare questo disegno, quale idea di città lo sorregga, quali reali fabbisogni previsti per i prossimi 15 anni. Gli ambientalisti e le Rsu optano per la soluzione esterna dello stabilimento a Le Mose, il cui costo inizialmente previsto di 240 milioni (inclusivo dell'accorpamento di Macra) si dimezzerebbe a fronte delle nuove (ridimensionate) esigenze e allora lo stabilimento potrebbe sussistere fuori città, con un costo appena superiore rispetto ai 100 milioni ipotizzati per l'edificazione alla Pertite.
Si è insistito anche sulle lavorazioni «insalubri di prima classe» che si svolgono in uno stabilimento di tal fatta, calarlo tra strade, case e scuole non appare accettabile né legalmente consentito.
E si torna a far notare come Piacenza dovrebbe avere, per legge, una quota di verde per abitante che non ha: 15metri quadrati di solo parco e altri 16 di verde di quartiere. Alla voce "parco" ogni ogni piacentino ha appena 3,6 metri quadrati e se tutta la Madonnina e tutta la Pertite fossero a verde si salirebbe a 8-9 metri quadrati di parco. Ancora insufficienti. E la Pertite appare come l'ultima "spiaggia" per la città di opporre un risanamento alle aggressioni dell'inquinamento.
Patrizia Soffientini
patrizia. soffientini@liberta. it

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