Data: 11/05/2011
Cos'è il Risorgimento? «Quando sorge Gesù». Basta un'occhiata di rimprovero e lo scolaro della Calvino si corregge: «Scherzavo, è quando si fa l'Italia e c'era Garibaldi». Salvo! Ieri in piazza Cavalli più che ripassare la storia, se n'è scritta una nuova, dentro a un fiume di allegria tricolore e fra centinaia di sedie abbigliate con l'articolo 1 della Costituzione, mentre mille e cinquecento studenti hanno preso via-via possesso (e cittadinanza) occupando un profilo trasparente dell'Italia.
«Sono i cittadini della speranza, danno un senso di rinascita» si commuove Rosarita Mannina del comitato Unocinquezero che insieme al Comune ha curato la spettacolare performance "Insediamento" con il Dipartimento di Educazione del Castello di Rivoli Arte Contemporanea. Sotto un sole improvvisamente caldissimo, arrivano le classi e si dispongono dentro il cerchio della piazza, tutti indossano magliette bianche con scritto: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo". Fra i primi a posizionarsi ci sono alcuni anziani ospiti del Vittorio Emanuele, che "firmano" una fra le seggiole più belle, degna di Moschino: un prato di plastica sulla seduta e tanti cuori rossi sullo schienale. «Il mio augurio all'Italia è di essere libera e laboriosa» ha la voce ferma la signora Luisa Ferrari che per ripararsi dal sole indossa per cappello un foglio bianco con scritto "Il popolo è sovrano". I cori intonano le musiche del cuore e della memoria come la Bella Gigugin, la Leggenda del Piave, i cori alpini, ma anche Mamma e Volare , il Va' Pensiero dei ragazzi del Cassinari scalda tutti. Ma è con l'Inno di Mameli che si scatena l'orgoglio patriottico, piazza ferma a cantare con un'aria solenne e biricchinia, i "fischietti" degli studenti impazziscono, sobillati da due intrattenitori senza freni, il cabarettista Cesare Salvi e il regista Luciano Capponi.
Le seggiole sono un prodigio di ingegno, fra tronetti, sedie-pizza, sedie spaghetti-peperone e basilico, sedie-pile di libri ("per chi invece di sedersi decide di salire"). Che Italia vorrei? «Serietà al governo» sentenzia Mattia Campolunghi del Colombini. «Più unione e confronto» fa eco Claudia Salvini e per una studentessa piacentina di origini marocchine, Elbhaleb Widad, conta «il confronto e il compromesso tra i cittadini», un modo elegante per dire "convivenza". Ecco più in là il Collegio Morigi, il coordinatore Fabio Polledri mostra la seggiola-mappamondo («Abbiamo 44 studenti stranieri, da noi contano l'accoglienza e la tradizione»).
Il sindaco Roberto Reggi sfodera una maglietta costituzionale e tatuaggio tricolore sul viso, la festa raddoppia, tutti lo vogliono per far la foto. «Siamo stati la prima città a credere all'Unità d'Italia, è giusto che i ragazzi se lo ricordino per sempre, ma vogliamo esserlo ancora, tutti i giorni» dice a ruota libera e prima di intessere un gustoso siparietto con Salvi che invoca la Repubblica dei piccoli: «Il bambino è padrone di se stesso e fa ciò che vuole», proclamando "l'8 fisso minimo garantito" per tutti in pagella. «Problemi a Piacenza, sindaco? » rintuzza Salvi: «No li abbiamo risolti tutti» risponde un Reggi sornione, che non si lascia sfuggire l'occasione per una frecciata a chi vuol «spaccare, dividere l'Italia, il Nord dal Sud, i vecchi dei giovani, ma uniti siamo più forti». Il microfono passa di mano in mano, il prefetto Antonino Puglisi loda lo «splendido primato» di Piacenza, l'onorevole Tommaso Foti fa gli auguri alla città. Poi tutti a guardare in alto, rapiti, i palloncini tricolore finalmente liberati volano uniti come uno stormo d'uccelli. Nessuno se lo aspettava.
da Libertà
