Camera

Basta attacchi a BerlusconiSenza rispetto il confronto
scade nella rissa

Data: 03/01/2010

di TOMMASO FOTI *
C'è una premessa indispensabile, un principio di fondo, che favorisce il dialogo: il riconoscimento di chi si ha di fronte. Se manca quest'ultimo, prima o poi, il confronto scade nella rissa.
I giusti appelli per fare sì che il 2010 sia l'anno delle riforme (che tutto sono meno che una novità per l'agenda della politica italiana) non possono prescindere dalla considerazione, tanto elementare quanto a molti indigesta, che Berlusconi è un Presidente del Consiglio ampiamente legittimato dal voto popolare.
Come tale, il Presidente del Consiglio non può essere sottoposto ad una serie di attacchi massicci, continui e inusitati: l'anno che si è appena concluso ha visto concentrarsi contro Berlusconi sia sparatorie giornalistiche a raffica, sia accuse davvero fuori del mondo mosse da pentiti che più che nella memoria hanno rovistato nella spazzatura del proprio passato.
E' un andazzo che deve per forza finire, perché non ha senso: indipendentemente dal gravissimo episodio di Piazza Duomo, il rispetto verso il Presidente del Consiglio e il suo Governo non costituisce un gentile omaggio da parte di qualche "buonista", ma è la condizione minimale per avviare il dialogo.
Piaccia o meno rilevarlo, c'è una parte oltranzista della sinistra che ironizza su termini come amore e dolore, ma che soprattutto si interroga sull'utilità dell'invito alla ripresa del dialogo.
E' un'ironia dettata oltre che dal pregiudizio e dalla faziosità, da una grande paura: quella di restare isolati. Isolati nella società ma anche nella stessa opposizione.
Se questo avverrà, sarà un bene: significherà che avremo finalmente a che fare con un'opposizione diversa e consapevole, conscia che la politica dell'invettiva paga il sole d'un mattino.
Spetta a tre forze politiche - il centrodestra, la nuova classe dirigente del Pd e l'Udc - di indirizzare il Paese su una strada di rapporti più civili, ma soprattutto di condivisione di riforme che tutti chiedono a parole.
Per questo, anche la imminente campagna per le regionali, non dovrebbe e non dovrà inquinare i rapporti: con i moderati dell'Udc è auspicabile che il Popolo della Libertà si allei in alcune regioni del Sud, con i candidati del Partito Democratico la competizione non può prescindere dalla lealtà.
Il che non significa che alcuna forza politica dovrà abdicare al proprio e distinto ruolo di maggioranza o di opposizione: non c'è aria di alcun "inciucio" in giro, ma un'auspicabile riaffermazione di quella responsabilità di cui, ultimamente, si era persa traccia.
Siamo solo ai preliminari di uno scenario che diverrà realistico solo con i fatti.
Per chi vive delle responsabilità ma anche dei privilegi della politica, questa è un serio banco di prova: la maggioranza ha l'occasione di affrancarsi dalle continue strigliate istituzionali, l'opposizione ha modo di sottrarsi all'eterno ricatto delle sue frange estremiste.
In cima, c'è un Paese da governare - come lo è stato finora - e molte cose ancora da fare, a Roma come a Piacenza. Lavorare per il bene comune: ecco la migliore medicina di fronte alle chiacchiere, all'odio e ai salotti di vario tipo.
* Parlamentare Il Popolo della Libertà

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