Data: 16/11/2011
ilenzi e urla, prove di dialogo e ammutinamenti. I primi giorni del dopo Berlusconi viaggiano su binari contrapposti e confusi. Il disorientamento dovuto alle dimissioni del Presidente del Consiglio è pari a quello che la più importante crisi della finanza internazionale che si ricordi dopo quella del '29 provoca nelle famiglie europee e, quindi, italiane.
Sotto questo profilo, il Presidente Napolitano ha voluto nei giorni scorsi imprimere un'accelerazione che può essere letta da diverse angolazioni e che può essere soggetta sia a plausi sia a critiche. La designazione in pectore del Prof. Monti, che si preparava nei corridoi dei palazzi ancora prima delle dimissioni del Governo di centrodestra, rivela a mio avviso un'inversione delle dinamiche della politica, con quest'ultima piegata alle logiche (si fa per dire) della speculazione finanziaria. Non voglio commentare, a priori, quella che sarà la reazione dei mercati al Governo Monti e ai suoi provvedimenti, anche se i primi giorni non sono sotto questo punto di vista incoraggianti: lo spread non lo determinano purtroppo gli uomini!!! Gli uomini determinano il futuro con le loro azioni e quelle degli ultimi giorni vanno nella direzione di mettere la museruola alla politica, in nome di altri interessi.
A fronte del protagonismo di Napolitano - con il beneplacito di una sinistra consapevole di non essere in grado di essere un'alternativa di Governo e quindi da subito incline, per opportunità tattica, ad assecondare il Presidente della Repubblica - il Presidente Berlusconi ha compiuto un atto di assoluta responsabilità, dimettendosi pur non essendo mai stato sfiduciato in Parlamento, né in uno dei suoi due rami.
Il Governo di centrodestra ha in questi ultimi mesi affrontato con determinazione e capacità una crisi finanziaria che non ha precedenti a memoria d'uomo. Anche attraverso il non ostruzionismo aprioristico della sinistra, si sono approvate misure per la riduzione del debito pubblico che porteranno al pareggio di bilancio nel 2013, un evento eccezionale in una Nazione che quest'anno festeggia i suoi 150 anni di vita.
Mentre con la legge di stabilità e il maxiemendamento approvato sabato si sono introdotte misure per la crescita, condivise anche dall'Europa.
Tuttavia, nonostante la grande responsabilità mostrata dalla coalizione di centrodestra, che al governo non c'è arrivata per caso o per turbolenze finanziarie, ma con il voto di milioni di italiani, vi è ancora chi cerca di indicare in Berlusconi e nel suo Governo il capro espiatorio di una crisi mondiale di cui l'Italia (così come in precedenza è stato per Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) è vittima e non causa.
Purtroppo in questi anni l'antiberlusconismo è diventato l'unico strumento di opposizione politica, il che ha impedito aprioristicamente qualsiasi dialogo che un bipolarismo non vieta, ma anzi dovrebbe esaltare come momento di crescita, pur nella distinzione dei ruoli tra maggioranza e opposizione.
Il degenerare dei toni e l'acredine personale hanno, dunque, portato la politica italiana ad essere priva della forza necessaria per fronteggiare gli eventi che gli scenari internazionali drammaticamente ci prospettano.
Se il Governo Monti avrà questa forza lo valuteremo nei prossimi giorni: è chiaro, almeno per chi scrive, che non appena saranno realizzati quegli impegni che il Governo Berlusconi aveva assunto con l'Europa - senza più alibi e veti personali - sarà necessario ridare al popolo la parola affinché scelga quale coalizione politica dovrà governare l'Italia.
La fine volontaria del Governo Berlusconi, lungi dall'essere la fine di Berlusconi, certo non può essere la fine della politica, che non può accettare la sordina ad interim, ma deve ritrovare la sua forza, al di là e al di sopra di banche, banchieri, spread e salvifici messia tutti da verificare.
