Data: 17/01/2005
Un'ordinanza del sindaco di Calendasco su lavori idraulici da effettuare dopo l'alluvione del 2000, contestata da un cittadino, Giancarlo V. è stata portata all'attenzione del ministro dell'Interno, Pisanu, dal deputato di An, TOMMASO FOTI (Piacenza) che ne ha chiesto l'annullamento. Ma il governo dà ragione al sindaco. Così il ministro Giovanardi ricostruisce i fatti nella sua risposta: dopo l'alluvione dell'autunno 2000 che ha colpito anche l'Emilia-Romagna è stato chiesto alle regioni coinvolte di disporre un piano di interventi straordinari dei corsi d'acqua e di opere di prevenzione. Per l'attuazione dei singoli lavori è stato dato mandato agli enti locali. «Per quanto riguarda Calendasco il 25 giugno 2002 è stato approvato dalla conferenza di servizi delle amministrazioni competenti un dettagliato progetto denominato "sistemazione idraulica dei budri in golena del fiume Po in località Rastello, Bosco Mezzano e Chiavica Turrìo"», ha spiegato il ministro. «Per realizzare! i lavori il comune di Calendasco ha indetto una gara d'appalto aggiudicata dall'impresa Cogni spa e, contestualmente, ha vietato la rimozione del materiale sabbioso e pietroso che si era depositato sui terreni agricoli privati, interessati dall'esecuzione degli interventi». Una decisione che non è piaciuta al signor Giancarlo V. il quale ha fatto ricorso per l'annullamento dell'ordinanza con cui il sindaco disponeva la prosecuzione dei lavori di sistemazione idraulica sui terreni adiacenti a quelli di sua proprietà «da effettuarsi, se necessario, anche prelevando le sabbie lì depositate e non rimuovibili».
Nel caso sono stati coinvolti i tecnici del Magistrato del Po e dell'autorità di bacino che hanno chiesto di lasciare le sabbie dove stanno fino all' ultimazione dei lavori. Il dossier è poi arrivato alla Protezione civile che l'ha passato al Consiglio di stato
da Libertà
