Data: 06/09/2010
caorso - Un cinema sullo sfondo, una rocca illuminata, il ricordo delle caramelle "panna" e "moretto" e anche qualche lacrima, quelle di un sindaco, Fabio Callori. Non è un film proiettato qualche decennio fa al cinema Fox, sono gli 800 anni di una Caorso che si scrolla di dosso la sola etichetta di capitale del nucleare.
Non è mancato l'oggetto "culto" che tutti tenevano in mano, il libro sulla storia di Caorso, datato 1987 e curato dagli studi di Annamaria Carini Sprocato, Fausto Aosta e Stefano Pronti. Il testo, i cui dati storici sono stati presentati da Stefano Pronti in apertura, è il pretesto per dire che Caorso non è stata tutta uranio. Ha anche un'altra faccia ed è questa che si è fatta strada elegantemente durante la cerimonia, tra le note della banda di Cortemaggiore, gli stendardi, la targa all'ingresso della rocca, le tantissime autorità, come Pietro Ricci in rappresentanza del questore Rosato, Silvana La Saponara per il prefetto Riccio, il colonnello Paolo Rota Gelpi e il capitano dei carabinieri Andrea Leo, l'onorevole Tommaso Foti, i consiglieri regionali Stefano Cavalli e Andrea Pollastri, il conte Orazio Zanardi Landi. Così l'accenno alla centrale non è mancato nella carrellata di interventi ma si è limitato a un accenno alla "dismissione" per il sindaco Fabio Callori mentre gli altri due oratori, il direttore di Libertà Gaetano Rizzuto (quest'ultimo sul nucleare ha rimarcato tuttavia con attenzione come il tema sia "storia di ieri e storia di oggi") e il presidente della Provincia Massimo Trespidi, hanno lasciato che a parlare fossero soprattutto le vite esemplari di chi Caorso lo ha conosciuto davvero e da vicino, primo fra tutti Attilio Pavesi che fra 23 giorni compirà 100 anni. Il direttore Rizzuto ha inoltre consegnato al sindaco Callori una lettera arrivata ieri mattina da Buenos Aires, firmata proprio dal campione olimpico. Uno scritto che si accoda ai tanti arrivati in queste ore in Municipio, dal telegramma di Papa Benedetto XVI agli auguri del vescovo Gianni Ambrosio e a quelli del presidente Anci Sergio Chiamparino, oltre all'immancabile vicinanza espressa dal presidente della Repubblica Napolitano.
Ma perché tanto interesse da Roma? Davvero solo perché 800 anni non si compiono tutti i giorni? Forse perché il carattere piacentino, descritto dal presidente Trespidi come fatto di gente "restìa alle vetrine", sa colpire ancora nel segno. Lo dimostrano i tanti nomi ricordati dal direttore Rizzuto e dal sindaco Callori, il cui intervento è riportato integralmente a pagina 14. «Non possiamo dimenticare anche Enrico Fermi - ha precisato il direttore - le sue estati lungo il Chiavenna, la sua amicizia con Attilio Pavesi ed ecco, poi, proseguendo nella carrellata, il cinema Fox che sta rinascendo. In molti ricordano Ettore Fochi al proiettore e la signora Romana alla cassa». Riflettere sulla propria storia «significa rintracciare i valori che ci ispirano per rilanciare un territorio importante come quello caorsano» ha proseguito Trespidi. «Sono le persone che creano la storia» non ha dubbi il sindaco Callori, prima di lasciare spazio alla benedizione finale di don Giuseppe Tosca che ha ricordato anche monsignor Lazzaro Chiappa. La Calpurnia è quasi pronta a partire per il suo tour notturno. Ai tempi dei romani, a Caorso c'era un approdo importante, cruciale per i commerci. Il Po non era solo turismo o la discarica di Piacenza. E poi «Caorso era tra i maggiori produttori della pianura di vino, questo si è perso, si deve recuperare» ha invitato Pronti. Ma quanto altro si è perso? E quanto si è guadagnato? 800 anni fanno riflettere.
Elisa Malacalza
