Data: 23/01/2011
Caso Battisti, Piacenza ha risposto molto positivamente alla "chiamata" del Popolo della libertà e del Movimento per l'Italia: sono state infatti circa 300 le firme raccolte per la petizione da presentare all'Unione europea, nella quale «i cittadini italiani chiedono al Parlamento europeo di esprimersi in materia e di tutelare i diritti del popolo italiano, i principi di giustizia e la memoria dei parenti delle vittime».
Al gazebo organizzato in corso Vittorio Emanuele era presente anche Alberto Torregiani, rimasto ferito e da allora paralizzato su una sedia a rotelle nel corso dell'agguato in cui il padre gioielliere fu ucciso dai Pac (Proletari armati per il comunismo) di Cesare Battisti, il terrorista condannato in Italia per omicidio plurimo che il Brasile non vuole estradare in Italia.
«Questa nostra iniziativa - ha detto Torregiani - non è la semplice richiesta di una persona coinvolta direttamente da questa situazione, ma deriva da una legittima istanza degli italiani, che pretendono di vedere rispettati i diritti e la legalità di tutti: chi crede nella giustizia non può che appoggiare questa causa. Io non credo che la situazione sia a un punto di non ritorno, le istituzioni italiane stanno facendo del loro meglio, qualcosa si muove anche nell'Unione europea. Speriamo che si possa arrivare presto a un risultato positivo». Se non giungesse, se il Brasile confermasse il no all'estradizione di Battisti? «Il Paese intero, salve qualche rarissima eccezione, è con noi - ha risposto Torregiani - e credo che ci sarebbe senza dubbio una mobilitazione popolare nel caso questo criminale condannato non fosse portato in Italia per scontare la sua pena. Non posso dire oggi se sarebbero giusti eventuali boicottaggi, di sicuro l'atteggiamento dei brasiliani dovrà tenere conto della sete di giustizia degli italiani».
Potrà mai perdonare Battisti? «Non mi interessa incontrarlo, non risolverebbe niente, non aggiungerebbe nulla a una vicenda che è già stata scritta da un tribunale. Andrei invece in Brasile a spiegare alla gente cosa ha fatto questo criminale e perché l'Italia vuole che sconti la sua pena. Perdonarlo? Non lo so, adesso non posso dirlo perché non ci sono le condizioni: se si assumesse la responsabilità delle proprie azioni e andasse in carcere, poi valuteremo».
Al presidio erano presenti anche il deputato del Pdl Tommaso Foti, il presidente della Provincia Massimo Trespidi, il consigliere regionale Pdl Andrea Pollastri, il consigliere comunale Pdl Marco Civardi e Riccardo Palmerini del Movimento per l'Italia.
Michele Rancati
da Libertà
