Camera

Castelli: «Andrò a Roma e mi incatenerò se non
saranno restituiti i diritti "scippati" alla montagna»

Data: 20/01/2010

Un sindaco, Massimo Castelli, disposto a incatenarsi di fronte ai palazzi del governo a Roma pur di portare a casa almeno un euro - ma soprattutto rassicurazioni concrete - sulla questione delle frane, perché un temporale non sia più sufficiente per allagare un intero territorio e inzupparlo, causando disagi che, nel caso del maltempo tra Natale e l'Epifania, saranno ancora da quantificare con precisione dalla Regione entro la fine di gennaio. A complicare il quadro di tensione tra i Comuni colpiti, la riparametrazione dei Comuni montani che, per "spartire" il fondo per la montagna - ridotto all'osso con il 70% volatilizzato - fa mordere, come previsto dalla finanziaria, il rimasto 30% solo a quei Comuni che hanno il 75% di territorio superiore ai 600 metri, come se un colpo di spugna avesse appianato l'Appennino.
Con queste motivazioni alla mano, il sindaco di Cerignale Massimo Castelli - uno dei Comuni improvvisamente ridotti a "pianura" (con l'insufficiente 71,4% di territorio superiore ai 600 metri) - e presidente della Comunità montana dell'Appennino - uno degli enti cioè su cui si dovrebbe abbattere la "falce" antispreco di Brunetta: «Pronto a incatenarmi se anche l'intervento bipartisan degli onorevoli, con il presidente della Provincia Massimo Trespidi, a Roma non dovesse andare a buon fine».
L'incontro infatti previsto per domani alle 10 con il sottosegretario Guido Bertolaso suscita intorno a sé attenzione e attesa: il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, e i parlamentari piacentini Tommaso Foti (Pdl), Massimo Polledri (Lega nord) e Paola De Micheli (Pd) saranno ricevuti a Roma per discutere il problema delle frane. «Poi aspettiamo - commenta Castelli - un altro incontro "romano" sul tema dei nuovi parametri di "montanità"; noi come Comunità montana abbiamo già approvato un documento a questo proposito, aspettiamo l'imminente approvazione dell'altra Comunità montana delle Valli Nure e Arda, dopodiché prepareremo un documento unico in un tavolo provinciale coordinato dall'assessore provinciale Patrizia Barbieri. I tempi dovranno essere brevissimi, ma se non funziona neanche questo ripeto che mi incateno: è ora di finirla con questo omicidio nei confronti della montagna. Prima si parlava di "eutanasia" della montagna - ricorda - corredata di pacche sulle spalle, ma ora siamo di fronte a un stillicidio aperto, dove si tenta in ogni modo di bypassare la legalità e la legge per fare provvedimenti che possono essere raggirati. Non abbiamo risposte chiare, vorrei spiegare cosa succederà alla montagna ora che è stata definita "collina" se non addirittura "pianura": perdita fondi, perdita del concetto di idea stessa di montagna. Tutti parlano - conclude - ma poi non si muove una virgola».
Elisa Malacalza

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