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castelvetro
Inserimento part time
ma tariffa piena
Gentilissimo direttore, di questi tempi di crisi nazionale, in cui tanto si parla di sostegno alle famiglie, mi stupisco ancora di come le amministrazioni locali cerchino di rimpinguare l

Data: 25/11/2008

castelvetro
Inserimento part time
ma tariffa piena
Gentilissimo direttore, di questi tempi di crisi nazionale, in cui tanto si parla di sostegno alle famiglie, mi stupisco ancora di come le amministrazioni locali cerchino di rimpinguare le proprie tasche ai danni dei loro cittadini. Risiedo nel Comune di Castelvetro Piacentino, dove ho regolarmente iscritto mio figlio al nido.
Il bambino è nato il 22 febbraio e purtroppo il nido comunale accoglie solo a partire dal nono mese di età. Peccato mi tocchi comunque andare a lavorare! Ho pagato profumatamente una baby sitter dal 4 settembre al 22 novembre e nonostante il mio bimbo abbia iniziato l'inserimento al nido il 17 novembre con circa 1.3 ore di frequenza al giorno e sei pasti consumati mi arriva da pagare il seguente conto:
- 30 euro: retta di settembre;
- 30 euro: retta di ottobre; 267.55 euro retta di novembre. Per l'inserimento ho dovuto prendere qualche giorno di aspettativa dal lavoro e continuare a pagare la baby sitter.
Ora chiedo: poteva il Comune proporre una cifra forfettaria per il periodo di inserimento? Si poteva offrire il Comune la quota per una frequenza part-time? Sì, bene, il Comune di Castelvetro ha scelto la terza via. Ha chiesto dei soldi per un servizio non erogato nei mesi di settembre e ottobre e ha scelto di applicare la tariffa piena per 10 giorni di frequenza a tre ore l'uno e il consumo di 6 pasti.
Mi sarebbe davvero piaciuto poter inserire il mio bambino nel mese di settembre e ancor più mi sarebbe piaciuto stare a casa con lui ma..." mi tocca lavorare" e trovo vergognoso che mi si chiedano dei soldi per servizi non goduti.
Roberta Puddu
chi ne beneficia?
quei limiti per
le borse di studio
Egregio direttore, mi interrogavo su un argomento che in questi giorni coinvolge diversi studenti, ovvero la richiesta delle borse di studio. Unica clausola: non superare il reddito Isee di 10.692,34 per l'anno 2007. Bene!
Io non ci rientro per 89 euro: vorrei sapere chi sono quelle famiglie che guadagnano meno di quella cifra (tengo a precisare che so cos'è il calcolo Isee), però mi chiedo perché per pagare le tasse guardano i nostri guadagni al lordo, ma viviamo con lo stipendio al netto?
Nella nostra famiglia, con 2 bimbi, lavoriamo in 2, ma con la paga base da operaio. Tenendo conto che la maggior parte degli italiani sono nelle mie stesse condizioni, o se lavora solo il capofamiglia, ha magari uno stipendio pari al valore della paga di 2 operai: chi beneficia delle borse di studio riservate agli studenti meritevoli?
Non sarebbe meglio prima premiare gli studenti meritevoli senza andare a guardare i redditi "alti" (si fa per dire)? Forse è vero che i nostri figli che vanno a scuola hanno il diritto e di conseguenza il dovere di studiare, ma tutti sappiamo che non tutti rispettano questo dovere, e allora perché non premiare questi ragazzi che rispettano i propri doveri?
Mi pare che sia lo stesso discorso fatto sui lavoratori onesti che ogni giorno adempiono il loro dovere ma che a fine mese percepiscono lo stesso stipendio di chi magari sul posto di lavoro si imbosca facilmente. Spero che questa mia lettera possa arrivare all'attenzione di che è in grado di modificare questa attuale "regola".
Enza Iozzia
Piacenza
citta' e provincia
pochi i distributori
di metano
Egregio direttore, in una città dove di dà molta importanza alla lotta all'inquinamento, in provincia di Piacenza esistono solo 3 distributori di gas metano, contro i 13 di Parma, 14 di Reggio, i 15 di Modena. Non vi sembra che siano veramente pochi?
M. Ferrari
difesa spa
società per mantenere la difesa in mano pubblica
Signor direttore, se Antonio Tagliaferri, anziché farsi carico di presunte ansie e preoccupazioni dei lavoratori degli stabilimenti militari, avesse letto l'emendamento Zanetta relativo alla costituzione di Difesa Servizi Spa, avrebbe scritto a questa rubrica con cognizione di causa.
L'emendamento in questione si proponeva, infatti, di costituire una società per azioni avente come unico sottoscrittore delle stesse il Ministero della Difesa; inoltre dette azioni non avrebbero potuto formare oggetto di diritti a favore di terzi.
Non solo, ma la finalità della società, posta sotto la vigilanza del Ministero della Difesa, era appunto quella di mantenere in mano pubblica l'industria della Difesa.
Ne segue che nessuno, contrariamente a quanto scritto dal Tagliaferri, avrebbe lasciato "la gestione dell'acquisto e della manutenzione e della logistica solo in mano privata, che ha il solo nobile (!) scopo di massimizzare i profitti".
Poiché l'emendamento è stato ritirato dal proponente, proprio per consentire che la Commissione Difesa, competente per materia, si occupi della possibile costituzione della sopra citata società, non si vede perché, se non per motivi di mera visibilità sindacale, si sia tentato di montare una panna, già smontata in partenza.
Tommaso Foti
Deputato al Parlamento
svaso di mignano
tanti anni fa il pesce veniva recuperato
Caro direttore, scrivo ancora in merito allo svaso della diga di Mignano effettuato venerdì 7 novembre scorso ed all'articolo apparso su Libertà di mercoledì 19 novembre scorso. Vorrei fare qualche appunto a quanto dichiarato dalla Provincia di Piacenza:
1) Fra le persone che sono andate a prendere il pesce forse c'era anche qualche incaricato della Provincia, ma quelle a cui mi riferivo io erano persone normali, non chiamate da nessuno se non dal classico passaparola, che si andavano a rifornire di pesce di loro spontanea volontà. Dico questo perché ne conosco personalmente qualcuna che ha fatto questo "raccolto". Se comunque l'obiettivo finale dell'Ente era quella di raccogliere il pesce morto sulle sponde dell'Arda, probabilmente lo scopo è stato raggiunto ugualmente.
2) Sul fatto che i pesci che escono dalle turbine non possano essere reintrodotti in libertà nutro qualche dubbio: se questo è certamente vero per i pesci danneggiati, non lo è per la maggior parte che esce illesa ma viene scaraventata sulle rive dalla potenza dell'acqua. Alcuni agricoltori ed abitanti della zona che possiedono laghetti ad uso irriguo hanno catturato parte del pesce e lo hanno liberato nei loro invasi.
Tale pesce è ora vivo e vegeto ed in ottima salute in questi laghetti. Considerando che i pesci sono stati raccolti a mano, depositati in secchi vuoti per un certo periodo, trasportati su automezzi e poi reimmessi in acqua non mi sembra che fossero così tanto danneggiati se poi sono sopravvissuti in un altro ambiente.
3) Forse per ovviare comunque all'inconveniente di danneggiare il pesce si potrebbero anche fermare le turbine quando avviene l'ultima parte dello svaso. Si potrebbe poi raccogliere ancora acqua all'interno della diga e farla passare nuovamente con le turbine in movimento per ultimare poi la pulizia o le operazioni che debbono essere eseguite sul manufatto.
Tale operazione è in ogni caso stata eseguita anche quest'anno visto che, a detta di alcuni operatori presenti sul posto, quando è stato eseguito lo svaso in questione, l'acqua presente non è stata sufficiente per eseguire la pulizia delle turbine.
Forse potrebbe anche essere raccolto per mezzo di reti e delle gru situate stabilmente sul muro della diga, almeno la maggior parte.
4) Io ricordo benissimo che tanti anni fa il pesce veniva recuperato, gettato provvisoriamente nel "vascone" dell'acqua presente a Lugagnano e poi, alla chiusura della diga, il pesce veniva recuperato e reintrodotto nell'invaso. O per lo meno questo era quanto si diceva. Ma molte persone anziane ricordano di aver partecipato a questi "raduni" e ricordano che "c'erano le guardie che facevano la multa a chi raccoglieva troppo pesce per portarselo a casa".
5) Se poi, alla fine di tutto, non c'è proprio la volontà di salvare il pesce, visto che di quello si tratta perché nessuna di queste operazioni è impossibile se si vuole, che almeno lo stesso venga raccolto da appositi incaricati e distribuito a qualche mensa o a qualche ricovero per anziani o a chi potrebbe averne bisogno, piuttosto che raccolto con il solo scopo di farlo sparire in qualche cassonetto.
Marco Gregori
Fiorenzuola
lo spostamento
mercato, perché non si ascoltano i commercianti?
Egregio direttore, l'assessore Freda dice "Basta, ci avete scocciato voi del centro! Basta parlare di voi, ne abbiamo parlato anche troppo!". Certo, signora, e sa perché? Perché non se ne viene a capo, perché noi parliamo e lei non ascolta. Dopo penosi e legnosi incontri con noi, mai che si venga ad una concertazione.
Ma noi non siamo impreparati o ignoranti; come chiunque lavori, conosciamo i problemi del nostro settore, possibilità e forse anche qualche soluzione legata alle nostre attività e alla vita del centro storico, vita alla quale i commercianti forniscono un bel po' di globuli rossi.
Non potete metterci da parte, non potete impedirci di lavorare, non potete vietarci la possibilità di discutere le vostre marmoree certezze. Voi ci isolate, voi incasinate il traffico della città, voi non fate parcheggi, voi ci togliete gli uffici comunali e non, voi buttate i nostri soldi in orpelli inutili e infine permettete al mercato di abbandonare la sua millenaria sede.
Voi gestite qualche attività il mercoledì e il sabato? Voi conoscete il numero degli scontrini battuti il lunedì, il martedì, giovedì e venerdì? Noi abbiamo decenni di competenza in materia e tutte le ragioni per far valere in nostro no a questa scellerata e antidemocratica decisione!
E il consigliere comunale Daniel Negri che in una lettera al giornale afferma, "Ma sì, spostiamolo il mercato così facciamo contenti gli ambulanti e i clienti che vogliono unire agli acquisti una passeggiatina sul Pubblico passeggio!"? Con tutto il rispetto per i clienti (dopo 80 anni che permettono alla mia famiglia di continuare a lavorare penso di poterlo sostenere), credo non sia giusto rovinare migliaia di persone per favorire il nobilissimo passatempo del jogging...
E come mai ascoltare solo gli ambulanti? Di clienti favorevoli allo spostamento sul pubblico passeggio devo ancora incontrarne ed è assolutamente falso che tutti gli ambulanti vogliano trasferirsi là.
Milly Morsia
in via colombo
vecchi murales
resistono al tempo
Egregio direttore, vecchi murales, liberati ormai da ogni passione e nevrosi molto simili al paesaggio interiore dell'uomo contemporaneo: fluido, incerto, instabile senza confini o precisi punti di riferimento...
In via Cristoforo Colombo a Piacenza è riapparsa a distanza di sessant'anni una scritta inneggiante al Fronte Democratico Popolare con l'effige di Garibaldi.
Sui muri della nostra città riaffiorano con una cronometrica puntualità queste scritte, un po' come nel mare emergono i resti di un naufragio.
In che modo alcune di esse sono riuscite a sfidare gli anni?
Gli ingredienti di allora erano quasi sempre a basso costo e facilmente reperibili: il nero fumo, le terre stemperate in acqua, i fissativi naturali come il latte, la caseina, la colla di pesce.
Andrebbero conservate, per conservare la memoria... ma il tempo e gli uomini le distruggono inesorabilmente.
Maurizio Callegari

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