Data: 26/11/2006
L'obiettivo nel brevissimo termine è portare a Roma il maggior numero di persone a manifestare sabato prossimo 2 dicembre. Alzando lo sguardo ci sono però altri più ambiziosi traguardi: mandare a casa «a pedate nel sedere» Romano Prodi e il suo governo, ma anche Roberto Reggi e la sua giunta. E se la prima scadenza non pare dietro l'angolo dipendendo da una molteplicità di fattori, la seconda ha tempi ben precisi, le elezioni comunali di primavera. Si spiega dunque, il duplice taglio che il centrodestra ha dato al comizio di ieri pomeriggio in piazza Cavalli, nato contro la legge finanziaria, ma inevitabilmente arricchitosi della contestazione all'amministrazione comunale. Un comizio a quattro voci: An (da cui l'iniziativa era partita), Forza Italia, Lega e Liberali Piacentini. Non l'Udc, in dissenso con gli alleati sulla scelta della piazza.
Un dissenso che origina dalle scelte dei vertici nazionali e che anche ieri ha visto ai ferri corti il leader Udc Pierferdinando Casini e quello di An Gianfranco Fini. E non a caso al primo ha dedicato ieri dal palco di piazza Cavalli un polemico passaggio del suo intervento l'onorevole di An Tommaso Foti che, pur riconoscendo che «non si può essere sempre d'accordo su tutto» dato che «abbiamo storie diverse e tutte rispettabili», ha richiamato la Casa delle Libertà al «dovere di fare la sintesi» delle differenze.
Alessandro Guidotti, segretario provinciale dell'Udc, ricorda d'altra parte le ragioni della mancata adesione alla manifestazione (a Piacenza come a Roma): la sintonìa sulla critica alla Finanziaria è fuori discussione solo che «dissentiamo dalle forme di protesta, noi riteniamo che in questo momento la protesta di piazza non possa portare a risultati».
In piazzetta Mercanti, sotto il municipio, dove davanti a 150-200 persone circa si è svolto il comizio, è stato invece tutto un coro di appelli alla partecipazione massiccia alla manifestazione nazionale di sabato. Per la Lega ha parlato il senatore Massimo Polledri, che ha spronato a «partire dal 2 dicembre per tornare a comandare anche a casa nostra», con evidente riferimento alle elezioni comunali, come a dire: alleati non temete, ci starà anche il Carroccio nella ""santa alleanza"" anti-Reggi che sta prendendo forma all'ombra del candidato-sindaco in pectore Dario Squeri. Naturalmente a profusione le accuse alla Finanziaria che penalizza «gli onesti», a chi premia «i criminali facendoli uscire dal carcere», a chi «brucia le immagini dei nostri soldati», a un Prodi che «deve vergognarsi».
Al consigliere regionale Luigi Francesconi era affidata la voce di Forza Italia (Antonio Agogliati, annunciato, non era invece presente), nel mirino la manovra del governo, «prepotente, comunista e frutto della menzogna», perché il premier «si era impegnato a non alzare le tasse». «Li manderemo a casa», questa la promessa di Francesconi, che nell'accusa di «malgoverno» accomuna Prodi a Reggi (a raffigurare i due c'erano del resto dei caricaturali fantocci sistemati ai piedi del palco).
Luciano Maccagni, segretario dei Liberali Piacentini, ha descritto il governo come «ostaggio sempre di più di una sinistra massimalista» e la Finanziaria come una manovra che «si accanisce contro ogni categoria» e che «farà regredire il Paese». Foti ha sparato contro la «banda di mascalzoni» che sta «mettendo le mani nelle tasche» di tutti gli italiani facendo piazza pulita delle «virtuose» riforme del governo Berlusconi. In tanti nel mirino dell'onorevole, dal ministro degli esteri Massimo D'Alema che «va a braccetto con gli Hezbollah», a quello della sanità Livia Turco che alza le soglie di cannabis consentite per uso personale («Giusto, siccome l'Italia va in fumo, facciamoci dei cannoni»), dai presidenti di Regione e Provincia, Vasco Errani e Gianluigi Boiardi, che aumentano le tasse di rispettiva competenza, al sindaco Reggi che «taglia tutti quei servizi che servono ai piacentini per tenere in piedi quelli agli immigrati di ogni risma, clandestini compresi».
da Libertà
