Data: 23/07/2012
Spiace, per l'ennesima volta, dovere replicare a giudizi, tanto partigiani quanto errati, espressi rispetto alla cessione, avvenuta oltre 11 anni fa, della quota azionaria (l'8,33%) detenuta dal Comune di Piacenza in Centropadane.
In ogni caso, al di là degli improvvidi giudizi politici, sono i fatti ed i numeri a mostrare la scelta lungimirante dell'amministrazione Guidotti, con riferimento anche alla situazione che caratterizza oggi la detta società.
Facciamo, dunque, parlare innanzitutto i numeri.
Iniziamo, dunque, a dire che non un viandante al bar, ma lo Studio Miscali di Milano ebbe a stimare in 6,3 miliardi di vecchie lire il valore della partecipazione del Comune di Piacenza. A fronte di una pluralità di concorrenti offerte, le predette azioni vennero aggiudicate, con diritto di prelazione da parte dei soci azionisti, alla Asm di Brescia, per un importo superiore ai 14,5 miliardi. Se trasformiamo detto importo in euro, si ha che il ricavato della vendita delle azioni che qui interessano fu pari 7.488.625 euro: la rivalutazione monetaria del predetto importo, utilizzando l'indice Istat più basso, ci dice che lo stesso oggi è pari a 9.547.996 euro.
In altre parole: ogni punto percentuale delle azioni di Centropadane dovrebbe valere oggi almeno 1.146.218 euro, prendendo come termine di riferimento quanto incassato, con rivalutazione, dal Comune di Piacenza. Così non è: i motivi ai soci sono ben noti e non si dovrebbe fare finta di non conoscerli.
Poiché, però, al lettore va detta la verità, dirò qualcosa anch'io, atteso che di Centro Padane mi occupo da tempo, così come riconosciuto anche recentemente dal Corriere della Sera.
Allo stato dei fatti giova evidenziare che la concessione a Centro Padane per la gestione della tratta autostradale Piacenza-Cremona-Brescia è scaduta il 30 settembre 2011, mentre la società è obbligata a proseguire nella stessa al più fino al 30.9.2013, fermo restando che al trasferimento dell'attività svolta si avrà il pagamento, da parte del nuovo concessionario, del valore di subentro.
Per essere più chiari: Centro Padane se vuole proseguire l'attività di gestione del tratto di autostrada Piacenza-Cremona-Brescia deve partecipare e vincere la gara all'uopo indetta.
Dopo una forte resistenza da parte di Anas, che voleva subentrare sic et simpliciter a Centro Padane, la prima ha infatti indetto la gara di prequalifica, volta a verificare la presenza o meno di società interessate alla gestione del detto tratto autostradale, fissando al prossimo 6 agosto il termine per parteciparvi.
Il bando di gara preclude a Centro Padane di concorrere da sola, non disponendo di alcuni requisiti, a partire dal minimo di fatturato e dall'equity richiesti. Non a caso, avverso la lettera di detto bando di gara, la società ha ipotizzato il ricorso al Tar.
Per aggirare l'ostacolo, seppure dopo alterne prese di posizione dei soci, veniva ceduta una partecipazione azionaria dell'1.63% di Centro Padane a Itinera (gruppo Gavio), nella convinzione di poter dare vita con quest'ultima società - e/o con altre ad essa collegate - ad un'associazione temporanea d'impresa finalizzata alla partecipazione alla detta gara.
Purtroppo però, ad oggi, nonostante diverse iniziative assunte a livello istituzionale, tra le quali quelle dello scrivente, il protocollo aggiuntivo all'atto di concessione predisposto dal Ministero delle Infrastrutture, in accordo con Centro Padane, non ha ancora ottenuto l'assenso del Ministero dell'Economia e delle Finanze, il che impedisce alla società di partecipare all'associazione temporanea di impresa sopra detta, non disponendo delle garanzie bancarie richieste.
Ciò significa che, se nulla cambierà da qui al 6 agosto, ai soci di Centro Padane non rimarrà che attendere l'esito della gara in questione e valutare poi, qualora dovesse essere sottoscritta la citata concessione, se partecipare - associandosi ad altri - alla successiva fase prevista dalla procedura di gara o limitarsi all'attività di spettatori, accontentandosi di percepire (complessivamente) da parte del subentrante una somma, riconosciuta dall'Anas, pari a circa 245 milioni di euro.
Ovviamente da detto valore dovrà essere detratto il complessivo indebitamento della società, ma ciò nonostante i soci potranno dividersi - pro quota - una somma complessivamente ragguardevole.
Proprio per questa ragione, mi sfugge quale necessità ci sia da parte di alcuni soci - ad inizio mese ci ha provato il Comune di Brescia, poi ho letto dell'intenzione della nostra Provincia - di vendere, in questa delicata fase, le azioni di Centro Padane.
Essendo evidente che non potranno vendere le proprie azioni ad un prezzo né pari, né uguale, a quello (rivalutato) incassato dal Comune di Piacenza, la cosa migliore per tutti i soci è quella di attendere gli eventi.
D'altra parte, il mercato è quello che è: chi compra lo fa a prezzi da saldi di stagione, largamente inferiori al valore effettivo o potenziale delle azioni di Centro Padane. La vendita, se collocata nel momento sbagliato, rappresenta solo una decisione determinata dalla paura: proprio perché il momento è drammatico, si ha invece il dovere di tenere i nervi saldi.
Se il problema, per i soci (pubblici) di Centro Padane è quello di fare cassa, non vi è dubbio che non è mettendo sul mercato detta partecipazione azionaria che coglieranno l'obiettivo. Per informazioni al riguardo, chiedere al Comune di Brescia che, pur avendo posto in vendita l'intera sua partecipazione (pari a quasi l'11%) in Centro Padane, ha visto andare deserta la gara.
di Tommaso Foti
da Libertà
