Data: 18/10/2010
Il federalismo fiscale sarà davvero efficace? Il Consiglio dei ministri ha recentemente approvato un importante decreto attuativo che riguarda il fisco regionale ed i costi standard in sanità. E il mondo politico si divide sugli effetti della proposta. Il Segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, elenca gli aspetti più problematici: "E' essenziale il problema posto dalle regioni del rapporto tra costi e servizi. Poi ci sono i tagli agli enti locali della finanziaria, scelta che contrasta con le dichiarate finalità del federalismo". Per Bersani "se non si assume questo punto di vista sono solo chiacchiere e si attiva un meccanismo che non si sa dove porta".
Paola De Micheli precisa che "il Pd non hai mai assunto atteggiamenti pregiudiziali, anzi è sempre molto stato collaborativo, ma è arrivato il momento di dire che il federalismo del governo si sta dimostrando un bluff. Al momento - aggiunge la responsabile Pmi del Pd - non si vede nulla di concreto, all'orizzonte nient'altro che tagli, che si ripercuoteranno in meno servizi e più tasse locali. Ormai si è abusato del termine ?costi standard' mentre sarebbe bene occuparsi di ?servizi standard a costi standard', per evitare di avere un Paese a 20 velocità". De Micheli osserva che "abbiamo avanzato proposte per responsabilizzare gli enti locali pur garantendo l'unità del Paese e omogeneità dei servizi, ma con il federalismo che l'esecutivo intende adottare non sono al riparo di tagli di servizi e trasferimenti neanche i cittadini emiliano romagnoli che si trovano nella regione forse più efficiente d'Italia".
Per Maurizio Migliavacca si tratta di scelte "frettolose ed abborracciate. Il governo apra finalmente un confronto serio in Parlamento - incalza il coordinatore della segreteria - per misurarsi con le oggettive difficoltà in cui si trova la nostra economia, bassa crescita e disoccupazione in primo luogo e sul programma di riforme che l'Europa chiede a tutti gli Stati. Il Partito Democratico le sue proposte ce le ha. Tre titoli: un patto per il lavoro, per la riunificazione del mondo del lavoro, con una legislazione che sostenga l'occupazione e aggiorni il quadro dei diritti; una riforma fiscale a sostegno dei redditi medio-bassi, delle famiglie e delle imprese; un piano su mobilità e trasporti, perché per una crescita solida e duratura servono infrastrutture".
Sul fronte della maggioranza, Massimo Polledri canta vittoria. "Con il via libera al maxi decreto si compie un altro passo prezioso verso l'evoluzione in senso federale del nostro paese. L'attuale sistema di finanza - aggiunge il deputato del Carroccio - ha prodotto sprechi e complicazioni tutti a carico dei cittadini del nord come del sud. L'abbandono della spesa storica a vantaggio dei costi standard innesca meccanismi virtuosi necessari a superare le anomalie che hanno portato il sistema italiano nelle condizioni che conosciamo: la proliferazione delle società partecipate e consorzi, miliardi di euro inutilmente spesi per lo sviluppo del mezzogiorno, esborso per pensioni di invalidità cresciuto da 6 a 16 miliardi, grado di autonomia impositiva sceso allo 0,082, spesa sanitaria che ha superato i 110 miliardi".
Per il leghista "i cittadini della futura Italia federale pagheranno le tasse" così: "Dal 2011 i sindaci potranno contare sul gettito dei tributi legati agli immobili (registro, bollo e catastali) tra cui la cedolare secca sugli affitti che si tradurrà in un maggior vantaggio per i contribuenti. In media, la nuova tassa consentirà di pagare il 22,6% in meno dell'Irpef. E' confermato alle province il gettito sulle tasse automobilistiche. Dal 2012 dipendenti, pensionati autonomi e professionisti si vedranno ridurre le aliquote Irpef statale in misura corrispondente alla nuova addizionale regionale che - ricorda Polledri - potrà essere modulata dai governatori. Restano esclusi dal pericolo di aumenti i dipendenti o pensionati con un reddito fino a 28.000 euro".
Secondo Tommaso Foti "il governo Berlusconi realizza un punto fondamentale del programma elettorale, che avrà importanti conseguenze sia nella ridistribuzione dei poteri reali, cioè fiscali, sia per dare stabilità ai conti pubblici dopo il previsto rientro del deficit nei parametri di Maastricht. Il passaggio ai costi standard influirà sul costume della politica, sui metodi di gestione amministrativa, sui conti pubblici per quanto riguarda gli sprechi. E' evidente - continua il parlamentare Pdl - che il federalismo fiscale creerà difficoltà a non pochi amministratori spreconi, ma darà un segnale preciso della volontà di cambiamento che anima il centro-destra. Con il federalismo fiscale il governo raddrizza l'albero storto della finanza pubblica: i meccanismi di controllo della spesa pubblica introdotti, a parità di servizi, produrranno una progressiva riduzione della spesa e, finalmente, minori tasse per i cittadini".
Anna Bertoli
