Data: 26/04/2010
Tre anni senza appuntamenti elettorali, un tempo sufficiente per dedicarsi alle riforme strutturali. Ma il clima politico non sembra favorire l'avvio di un confronto: le forze politiche sono divise anche sulla definizione delle priorità.
Per il Pd sono urgenti le riforme sociali ed economiche. Il partito di Bersani ha anche pronta una piattaforma composta di proposte di modifica all'assetto istituzionale. Il coordinatore della segreteria, Maurizio Migliavacca, si esprime chiaramente: "La priorità è il lavoro e quindi sarebbe bene che il governo si desse una mossa: se si fa qualcosa per affrontare gli effetti della crisi siamo disponibili al dialogo". Le riforme istituzionali poi "ci vogliono, ma non mi sembra che la maggioranza abbia le idee chiare. Prima partono in quarta su un presidenzialimo ?sudamericano', poi Berlusconi fa marcia indietro". Per il Pd le linee guida, presentate a Giorgio Napolitano, prevedono "un governo forte del premier, la riduzione del numero dei parlamentari, il federalismo ed il Senato federale, e una legge elettorale che dia ai cittadini la possibilità di scelta".
Anche il segretario Bersani crede che "il centrodestra abbia più problemi di quello che racconta, noi abbiamo le nostre proposte solide presentate in Parlamento. Il centrodestra sta producendo molte discussioni e chiacchiere ma non ha presentato nulla". Sulla bozza Calderoli poi è categorico: "Per me è impotabile".
Paola De Micheli osserva: "Le riforme più urgenti sono quelle che riguardano l'economia, partendo da una revisione profonda della spesa dello Stato che continua a crescere, intervenendo su welfare e politiche fiscali". E poi si possono individuare "interventi di stimolo all'economia e politiche funzionali ai lavori" e poi "certo che la legge elettorale andrebbe cambiata: sono da sempre per il maggioritario e ritengo che il ritorno al "mattarellum" risolverebbe il problema del rapporto eletti ed elettori. Ma il clima politico attuale - continua la deputata del Pd - non è favorevole soprattutto per i gravi problemi della maggioranza. Su nessuno dei temi in agenda ha una linea condivisa".
Sul fronte della maggioranza, Massimo Polledri indica come priorità "il federalismo, la famiglia, il lavoro e la riforma delle istituzioni. Credo che la legge elettorale sia l'ultima delle preoccupazioni degli italiani, anche se i cittadini debbano sapere per chi votare, per cui vedo di buon occhio l'uninominale o qualsiasi altra forma che stabilisca un rapporto diretto tra elettore e candidati. Detto questo - continua il deputato della Lega - la priorità è il federalismo, l'unico modo per ridurre i costi della macchina statale" visto che "ogni anno vengono sottratti almeno 50 miliardi di euro alle regioni più produttive". Altra riforma "fondamentale quella del lavoro: occorrono ammortizzatori sociali e maggiori sicurezze per i giovani precari, bilanciando qualche eccessivo privilegio di cui godono, a volte, i lavoratori più anziani". Terza priorità: "una fiscalità a favore della famiglia". In quarto luogo "riforme istituzionali", ossia "la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni". Infine "riduzione del numero dei parlamentari e la valorizzazione del ruolo del Parlamento e norme sulle liste pulite con l'ineleggibilità alla carica di parlamentare per condannati, con sentenza passata in giudicato, per corruzione propria, impropria, in atti giudiziari, concussione e altri reati contro la pubblica amministrazione".
Per Tommaso Foti "rafforzato dalla riconferma espressa dagli elettori nelle elezioni regionali, il governo Berlusconi, dopo avere affrontato con lungimiranza ed efficienza le situazioni emergenziali dovute all'esplosione della crisi economica, deve attuare quella rivoluzione liberale che i suoi elettori si aspettano. Occorre pertanto - sottolinea il parlamentare Pdl - avviare riforme strutturali destinate ad incidere in modo determinante sul futuro del nostro Paese: dalla rivoluzione fiscale alle riforme istituzionali. In particolare, per quanto riguarda la riforma fiscale, occorre perseguire l'obiettivo di una riduzione progressiva della pressione fiscale (inferiore al 40% nei prossimi tre anni), di una semplificazione che faciliti la vita al contribuente, di un significativo aumento delle detrazioni e deduzioni fiscali per le famiglie più numerose". Quanto alle riforme istituzionali, "se da una parte ci sono alcuni punti fermi, quali la riduzione del numero dei parlamentari e la cancellazione del bicameralismo perfetto, dall'altra, sulla scelta della forma di governo, la partita non è affatto chiusa dovendosi ancora scegliere tra semi-presidenzialismo, presidenzialismo e premierato, che determinano sistemi elettorali differenti".
Anna Bertoli
