Data: 07/02/2005
«Il governo adotti con urgenza misure per promuovere e sostenere il settore turistico e il sistema produttivo nazionale, garantendo una più immediata e concreta tutela del made in Italy». Anche il deputato di An, Tommaso Foti (Piacenza) ha firmato l'interrogazione del suo gruppo al presidente del consiglio, Berlusconi, sul rilancio di un settore «da sempre sinonimo di qualità e creatività nel mercato mondiale» e minacciato dalla concorrenza sleale del'far east', cioè dell'Asia. Una prima risposta è venuta nell' aula di Montecitorio dal vicepremier Follini: «Il governo sa bene quanto sia strategico il made in Italy nelle priorità del paese e sa pure che questo è il tipico campo in cui ha senso quel fare squadra tante volte invocato», ha dichiarato. «Mai come in questo momento il governo avverte la necessità di rafforzare la competitività del sistema italiano, migliorando l'intervento pubblico in favore delle piccole e medie imprese. E avverte la necessità di una presenza più incisiva e qualificata delle imprese all'estero».
Buone intenzioni, ma al dunque? Follini rivendica meriti e interventi come quelli per arginare «il dilagante fenomeno della contraffazione sul mercato europeo dei prodotti in arrivo dall'Asia». E annuncia misure per il rilancio attraverso la leva «della fiscalità selettiva oltre che per il volontariato, settori dell'università, della ricerca e dell'innova zione, anche per la promozione del made in Italy e del turismo». «Uno sforzo consistente e significativo al quale il governo non intende sottrarsi», ha sottolineato. Da An una replica con puntualizzazione: bene gli impegni e le promesse, ma resta la grande preoccupazione per «settori come quello calzaturiero, del tessile e della ceramica, fortemente penalizzati dalla concorrenza sleale dei prodotti del 'far east' e della Cina in particolare». Sempre da An un auspicio: la tutela del made in Italy sia «seria e forte».
da Libertà
