Data: 04/11/2008
piacenza - Venticinque scuole a rischio chiusura (perché con meno di 50 alunni) e altre sei in bilico perché di poco superiori. Questa la stima fatta in Regione applicando "pari pari" i contenuti della legge Gelmini se non interverranno deroghe o esclusioni. Su un ordine del giorno proposto dalla maggioranza si è innescato in consiglio provinciale un lungo confronto intorno alla legge Gelmini. In aula riproposti gli schemi politici nazionali, centrodestra a sostegno e centrosinistra contrario.
Alla fine il documento sottoscritto da Adriana Bertoni, Paolo Briggi, Andrea Cunico, Giuseppina Rocca, Antonio Vincini e Stefano Rattotti è stato votato solo dal centrosinistra con la non partecipazione di Patrizia Barbieri (Oltre i partiti) e il voto contrario dei due consiglieri della Lega Nord (Fogliazza e Dosi) unici esponenti del centro destra rimasti in aula.
L'ordine del giorno si concludeva sostenendo la decisione della Regione Emilia Romagna che «fino al pronunciamento della Corte costituzionale mantiene vigente la propria legge e i relativi atti applicativi in materia di programmazione territoriale dell'offerta formativa e di organizzazione della rete per i prossimi anni scolastici fino al 2012 posizione sostenuta anche dalla giunta provinciale di Piacenza che non comporta la chiusura di alcuna scuola sul territorio regionale né provinciale».
E comunque il provvedimento del governo - secondo la capogruppo Ds Bertoni - «è privo di un disegno pedagogico e culturale, poggia solo su tagli su cui si sono modellati vari vestitini dal grambiulino ai voti». Alla fine l'intervento dell'assessore Fernando Tribi che ha auspicato «un regolamento attuativo del Piano programmatico nel quale vengano introdotte le deroghe ed esclusioni perché l'80% delle scuole sotto i 50 alunni si trovano in montagna». L'assessore Tribi ha valutato negativamente il metodo adottato per promuovere il decreto, «ma anche chi ha preceduto l'attuale ministro non ha brillato per partecipazione». L'assessore, riguardo ai punti più criticati, ha segnalato la questione del tempo pieno «non sia un dopo scuola, ma un tempo scuola» e si è espresso a favore dello stradario «Sono molto d'accordo sullo stradario - ha detto - il fatto che sia stato abbandonato non toglie che i comuni lo possano introdurre». Nel dibattito riecheggiate le posizioni nazionali. Da Raimondo Magnani (Indipendente) che ha richiamato come «chiudere una scuola equivalga a far morire un paese, una decisione che caricherebbe un ulteriore peso a situazioni già in sofferenza. Mi auguro che ci sia un ripensamento».
Tommaso Foti (An) ha passato in rassegna tutti gli interventi pubblicati a firma di commentatori di giornali non ascrivibili al centrosinistra da l'Unità a La Stampa a Repubblica o Il Corriere e lo stesso ex ministro Bassanini. Luigi Fogliazza (Lega Nord) ha parlato di notizie non veritiere urlate nelle piazze e anche sul tempo pieno ha giudicato non vero dire che viene soppresso «Si può arrivare anche a 40 ore». Anche Massimiliano Dosi (Lega Nord) non ha condiviso i contenuti del documento proposto dalla maggioranza insistendo sul fatto che il provvedimento Gelmini propone gli stessi tagli decisi da Prodi «Su cui non mi sembra di aver visto alcun polverone alzarsi». Quanto ai docenti per Dosi viene garantita la formazione. Per contro Antonio Maestri (Ds) si è mostrato perplesso sul mantenimento del tempo pieno con la riduzione del personale. Per Patrizia Barbieri (Oltre i partiti) non è giusto dire che la scuola si impoverisce «Abbiamo già una scuola povera - ha detto - l'opportunità è quella di far crescere gli insegnanti e non pagarli con stipendi da fame». E riguardo alla chiusura delle scuole Barbieri ha ricordato alcuni esempi anche in provincia di Piacenza in cui sono state decise le chiusure, fisiologiche se non ci sono alunni. Comunque per Stefano Rattotti quella passata in questi giorni non è una riforma, ma semplicemente tagli: si riduce il tempo scuola e si aumenta il numero di studenti per classi e si lasciano per strada i lavoratori, precari, ma lavoratori. Gianni Arbasi ha ricordato i passaggi sulle precedenti riforme della scuola. Quella del ministro Berlinguer che prevedeva la verifica degli insegnanti - ha detto - fu cestinata nel 2001 dal centrodestra che attuò la riforma Moratti. Ha ricordato poi il contributo che i Comuni danno per il mantenimento degli istituti «Talvolta paghiamo anche la carta».
Antonella Lenti
