Data: 27/01/2009
piacenza - C'è chi lo considera «un grosso vincolo burocratico». C'è chi lo valuta un «prontuario di regole», l'imprinting a uno sviluppo armonico che segna una cesura con una filosofia del consumo di terreno con logistica, sistema distributivo, residenza. Le scelte che saranno fatte in futuro dovranno essere ricomprese in un quadro generale d'insieme: in una parola regole fissate dal Piano territoriale provinciale. L'assessore Alberto Borghi nel chiudere la discussione generale ha parlato di «Piano territoriale innovativo rispetto al passato che ha messo al centro, come emergenza da cui svoltare per ricercare la sostenibilità, l'occupazione del territorio e gli strumenti urbanistici senza regolamentazione». Ed è ovvio che, con il cambio di registro non si deve intendere che la Provincia si va a sostituire ai Comuni che conserveranno l'autonomia programmatoria in un quadro di regole.
edilizia popolare - Case popolari, espansione dell'area logistica a macchia di leopardo, viabilità senza un chiaro progetto soprattutto sugli assi viari principali con una pedemontana passata nella stessa versione regionale. E una carenza politica secondo l'opposizione. «Non si dice nulla riguardo al futuro utilizzo della centrale di Caorso dove non può trovare spazio una nuova stagione nucleare». Ma non è piaciuto all'opposizione quel «dirigismo» che ha letto sotto alle scelte (ad esempio il 25 per cento dell'edilizia residenziale dovrà essere popolare). «Ci presentate un Piano che pone un sacco di limiti, ma dà spazio anche a tante scappatoie - ha detto Patrizia Barbieri - ed è un piano "fantastico" perché non parla di risorse».
Po, turismo o trasporti? - Critiche anche dalla maggioranza al progetto di porto fluviale a Caorso: «Va visto insieme agli altri Comuni», ha detto Adriana Bertoni. Nettamente contrario, invece Stefano Rattotti: «Previsto l'attracco per 1.400 imbarcazioni, sarebbe devastante». Anche Patrizia Barbieri rileva quanto invece sarebbe importante l'utilizzo a trasporto merci del fiume: «A Cremona è partito un progetto che, stando alle valutazioni, dovrebbe togliere dalle strade 16mila mezzi pesanti. Scusate se è poco». Un Piano astratto che ha scontentato tutti, ha detto Massimiliano Dosi. Sull'emergenza idrica Dosi ha rimarcato che nonostante siano stati previsti tre invasi (a Gragnano e Rivergaro) si tace sul problema montagna. E gli ipermercati con una crescita esponenziale: «Dovete avere il coraggio di bloccarne di nuovi». Di diverso tenore l'intervento di Luigi Fogliazza che, rispetto alla viabilità, ha richiamato l'inutilità per le zone di montagna della Pedemontana, «un duplicato della tangenziale di Piacenza. Priorità sarà la sistemazione delle strade vallive: servono tracciati più grandi». Il riferimento è stato alla Statale 45 e alla strada di Valnure. Una sollecitazione per recuperare le lungaggini sulla sistemazione della Statale 45 anche da Annibale Gazzola: «Sono passati 12 anni. Incredibile». Per Fogliazza il Piano mette lo sviluppo economico all'ultimo posto ed è carente soprattutto per la montagna dove il gap di arretratezza può essere recuperato con lo sviluppo della tecnologia. Mario Vincenti ha segnalato che sarebbe sufficiente mettere in sicurezza le strade di montagna, ma non da meno sono importanti le strade informatiche. Il Ptcp non deve dare soluzioni esaustive a tutti i problemi - ha detto Adriana Bertoni - e la priorità di oggi più che mai è dare qualità a questo sviluppo, voltare pagina rispetto a come è cresciuto.
Il ponte sul Po e crisi - La proposta recentemente avanzata di spostare verso Guardamiglio il tracciato del nuovo ponte sul Po ha solleticato l'attenzione di diversi consiglieri da Adriana Bertoni a Tommaso Foti molto critico con la Provincia e il Comune: si lascia aperta questa porta senza aver discusso alcunché. «Questa non è programmazione seria. E' un piano da ritirare, non serve a niente e a nessuno». Foti poi ha usato parole dure sull'istituzione del gruppo di saggi individuato dal Comune per la crisi economica «quando un assessore provinciale come Tribi da anni è impegnato per intervenire nelle problematiche occupazionali». Rispetto alle aree militari, il consigliere Foti ha posto l'accento sul fatto che ci sono 400mila metri quadrati a disposzione e nessuno elabora un progetto». In conclusione sull'intervento di Gianni Arbasi si sono alzate le scintille con Tommaso Foti che ha annunciato querela perché il consigliere Ds ha richiamato le assenze nei banchi della minoranza usando un'espressione contestata dal parlamentare. Ne è scaturito un battibecco anche con il presidente Gualazzini in quanto non ha dato la parola al consigliere di An. Foti ha criticato anche il presidente Gianluigi Boiardi per la sua assenza dal consiglio «perché in gita ad Auschwitz». Espressione su cui si è espresso duramente ancora lo stesso Arbasi.
a.le.
