Data: 30/04/2010
«Cosa ho fatto quando ho visto il ponte crollato? Ho pianto». E' un ricordo inedito, ma estremamente genuino quello del sindaco di San Rocco al Porto, Giuseppe Ravera, ad un anno esatto dal crollo del ponte avvenuto in una caldissima fine mattinata del 30 aprile del 2009. Lui si definisce un po' l'uomo del ponte dopo che, sotto i suoi mandati amministrativi, ha partecipato all'inaugurazione del manufatto dell'alta velocità sul fiume Po, è stato testimone del collasso del vecchio ponte ed ora si appresta al taglio del nastro del nuovo collegamento tra le due sponde. «Ho avuto la notizia del crollo alle 12 e 34. Un quarto d'ora dopo ero già sul posto. Credo di aver reagito come tanta gente: non ci credevo. Poi quando mi hanno spiegato cosa era successo e che erano finite in acqua pure delle vetture, mi sono reso conto».
Nel pomeriggio il primo vertice in Prefettura per capire come affrontare l'emergenza, ma anche come definire le prime mosse nel breve periodo. «Per la verità fui io il primo a proporre la soluzione del ponte galleggiante come ipotesi progettuale provvisoria, ma efficace per venire incontro alle esigenze vitali del collegamento tra le due province - spiega il primo cittadino -. Si misero a ridere. Poi però pian piano si resero tutti conto che era l'idea migliore. Alla fine però ricordo che c'è chi pubblicamente riconobbe la bontà di quella proposta: fu l'onorevole Tommaso Foti che disse: "Se abbiamo il ponte provvisorio, occorre dare merito a San Rocco che ce lo ha proposto". » Le settimane e i mesi successivi non furono meno duri. «Ricordo quando l'Auchan ci mise sul piatto ipotesi molto pesanti di tagli di personale quando le vendite crollavano, mentre tutto il tessuto commerciale del paese stava subendo pesantemente questa situazione di isola mento». Ravera giudica in maniera positiva il lavoro fatto e ribadisce che il ponte galleggiante costruito in cinque mesi, il progetto per il nuovo manufatto messo nero su bianco tre mesi dopo il drammatico evento ed ora la prospettiva di avere il nuovo ponte entro la fine dell'anno, è sicuramente un percorso "da guinness dei primati".
Pure Piero Luigi Bianchi, attuale sindaco di Caselle Landi, ha ricordi nitidi di quella giornata. Un anno fa rivestiva il ruolo di assessore provinciale alla viabilità e giunse sul posto insieme all'allora presidente della provincia di Lodi Osvaldo Felissari. «Ricordo che calò il silenzio sul viaggio da Lodi al ponte. Pensavamo a cosa avremmo potuto vedere - spiega Bianchi- Poi, una volta sul posto, nonostante l'emozione di vedere cosa era successo e soprattutto le persone che conoscevo coinvolte nel disastro, raccolsi la freddezza necessaria per affrontare quei momenti e soprattutto l'enorme mole di lavoro che ci aspettava. Quello che è stato costruito fino ad oggi è figlio della capacità da parte di tutti di affrontare la situazione con grande responsabilità ed unità di intenti».
Matteo Spagnoli
