Data: 19/04/2009
di ANNA ANSELMI
Un restauro in fieri, che in autunno consegnerà alla città un edificio trasformato da chiesa in auditorium, con il pavimento del presbiterio che verrà parzialmente coperto da un tavolato in legno, per creare una sorta di zona palcoscenico, e pareti trasparenti in policarbonato, per migliorare l'acustica. Quella offerta ieri dal Comune, in concomitanza con l'XI Settimana della cultura, è stata dunque un'occasione speciale per vedere come si sta procedendo al recupero della chiesa di San Vincenzo e per entrare nell'ambiente ancora nella sua originaria configurazione.
L'iniziativa - alla quale hanno preso parte anche il sindaco Roberto Reggi, gli assessori Ignazio Brambati (lavori pubblici) e Paolo Dosi (cultura), la dirigente Antonella Gigli e, per la Soprintendenza per i beni storico-artistici, Davide Gasparotto - verrà ripetuta giovedì 23 aprile (ore: 9-12, ingresso da via Gaspare Landi) e venerdì 24 aprile (ore: 14.30-17.30), con le visite guidate condotte dalla restauratrice Stefania Prosa, direttore operativo del cantiere. Il sindaco ha spiegato come inizialmente fosse previsto soltanto un intervento parziale, per realizzare la camera acustica della futura sala prove dell'orchestra giovanile "Cherubini" e auditorium aperto a tutti: «Erano necessarie risorse importanti, che abbiamo portato a Piacenza - ha evidenziato Reggi - con un lavoro di squadra. Grazie all'interessamento dell'onorevole Tommaso Foti, abbiamo ottenuto un finanziamento di un milione e 200mila euro per il restauro conservativo».
L'amministrazione ha poi deciso di aggiungere ulteriori fondi per completare il recupero della facciata e del coro. Entro luglio dovrà essere concluso il restauro delle navate, per poi passare all'adeguamento impiantistico e, probabilmente tra settembre e ottobre, all'inaugurazione ufficiale. Intitolata al domenicano spagnolo San Vincenzo Ferrer, la chiesa venne riedificata nel 1616 dai teatini - giunti in città per iniziativa del vescovo Paolo Burali - secondo i dettami del concilio di Trento, di cui i religiosi della congregazione fondata da San Gaetano da Thiene e da Giampiero Carafa furono tra i più influenti interpreti.
Gli affreschi furono dipinti tra il '600 e il '700 da Robert De Longe, Giambattista e Andrea Galluzzi, Felice e Antonio Biella, Federico Ferrari. Dopo la soppressione napoleonica del 1810, per la chiesa incominciarono le traversie, interrotte tra il 1843 e il 1972 dal periodo in cui passò ai Fratelli delle Scuole cristiane, che insegnavano nell'adiacente Collegio San Vincenzo. Con la loro partenza e l'acquisizione da parte del Comune si avviò un periodo di grave abbandono, testimoniato dai danni provocati dalle copiose infiltrazioni di acqua, dall'umidità, dai depositi di guano dei piccioni, che pare vennero combattuti anche a colpi di fucile, tanto che i restauratori hanno rinvenuto sugli affreschi le tracce delle rose dei pallini.
