Data: 04/07/2010
Un'osservazione che, modificando in modo sostanziale ed inequivocabile la relazione che accompagna il piano, prevede che le misure di tutela quantitative delle acque si attuino "anche mediante la realizzazione d'invasi, previa effettuazione di adeguati studi ed indagini".
E' la stessa osservazione che avevo presentato in occasione dell'adozione del PTCP da parte della precedente maggioranza di centro-sinistra e che da quest'ultima era stata respinta.
Nell'atto amministrativo più importante in tema di pianificazione della Amministrazione Provinciale, il tema della diga non entra, dunque, dalla porta di servizio ma da quella principale, avendo così deciso l'unica assemblea deputata a pronunciarsi in merito, cioè il Consiglio Provinciale.
Poco avvezzo a ricercare i confini tra la "vecchia" o la "nuova" politica, annoto che, se l'azione politica fosse mossa ancora dalla carica ideale che dovrebbe esserle (ma non le è più) connaturale, non sarebbe fuori luogo definire "rivoluzionari" gli effetti del voto, espresso sul tema che qui interessa, dai consiglieri provinciali del Popolo della Libertà, della Lega e dell'Udc.
Così come non meno "rivoluzionari" si mostreranno, in sede di applicazione del Piano, gli effetti di altre osservazioni accolte dal Consiglio.
Per tornare al tema, evidenzio che l'idea di porre rimedio alla carenza idrica si è sviluppata da tempo nella nostra Provincia su impulso delle associazioni di categoria (in particolare quelle agricole) ma nel silenzio delle istituzioni.
Una pronuncia in merito era, dunque, doverosa: la condivisione dell'idea da parte del Consiglio Provinciale c'è finalmente stata e va detto a chiare lettere.
Stupisce, invece, il silenzio assordante che ha accompagnato l'esame e la successiva approvazione della osservazione 36.6. da parte del centrosinistra: non una parola, non una dichiarazione di voto, niente di niente.
Non è dato sapere se per distrazione o per cosa altro, certo è che la grande protesta che il centrosinistra aveva annunciato sul tema della diga si è ridotta, alcune ore dopo, ad una frettolosa consegna di una margherita al Presidente Trespidi.
Lasciando l'avanspettacolo a chi lo coltiva, va detto che l'idea di una possibile costruzione di uno o più invasi appenninici ad uso rigorosamente plurimo, non è più un tabù, con buona pace del catastrofismo interessato e delle minoranze chiassose che prosperano in ragione del dilagante interesse e della perdita di fiducia nel futuro.
La politica - quella politica da sempre accusata di non decidere, di non affrontare i problemi affidando la soluzione degli stessi alla mediazione posticcia - si è pronunciata a chiare lettere: per il centrodestra piacentino la diga si può fare.
Oltre un secolo fa, intervenendo sull'ipotizzata costruzione di grandi invasi, Ferruccio Zago, grande innovatore dell'agricoltura piacentina, scriveva: "Mettiamoci dunque al lavoro, ma non perdiamo tempo. Un problema come questo non è facile, né di semplice soluzione. Occorrono studi, ricerche, indagini prima di operare".
Parole sante. Non ci rimane che fare tesoro delle stesse e passare, al più presto, dalla condivisione dell'idea di costruire una nuova diga a quella della verifica di fattibilità della stessa.
Tommaso Foti
Consigliere Provinciale
de Il Popolo della Libertà
Deputato del PDL
