Data: 30/11/2009
Roma - Il disegno di legge sul "processo breve" è stato presentato dal Pdl e sottoscritto dalla Lega. Durata massima: sei anni. Tre articoli per indicare la durata massima di un processo nei tre gradi di giudizio. Le disposizioni non si applicano nei casi in cui "l'imputato ha già riportato una precedente condanna", e per i reati legati ad immigrazione, incidenti sul lavoro, mafia e terrorismo.
La proposta scatena reazioni: il Pd, nel dirsi disponibile a discutere della riforma del sistema giudiziario, pone la condizione che il Pdl ritiri il disegno di legge sul processo breve. Lo ha detto il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani: «Queste norme sono un pugno in un occhio della giustizia, per questo chiediamo al governo di ritirarle. Il tema della riforma della giustizia si può affrontare, ma dal lato dei cittadini che subiscono servizi che non funzionano e non dal lato dei problemi del premier. Qui non si tratta di accorciare i processi, qui i processi vogliono cancellarli». Insomma, «siamo sempre sui suoi problemi di Berlusconi, mai sui nostri».
Paola De Micheli osserva che la giustizia «ha bisogno di essere riformata: i numeri dicono che più di 20 milioni di italiani patiscono la lentezza e l'inefficienza del sistema. Per ridurre i tempi occorre un ampio intervento di riorganizzazione del modello della giustizia, ma soprattutto occorre che il tavolo del confronto sia libero dalle questioni personali del premier». La deputata evidenzia che nel Pd ci sono «posizioni di garantismo serio e argomentato, ma se l'approccio deve essere esclusivamente legato alle scadenza processuali del premier allora si affoga nel personalismo più sterile». Serve allora «una grande riforma costituzionale all'interno della quale si possono condividere alcuni interventi sulla giustizia. Questo sarà possibile da parte nostra se e solo se si va verso la soluzione dei problemi dei cittadini».
Maurizio Migliavacca, neo coordinatore della segreteria del Pd, precisa: «Il Presidente del Consiglio deve sottoporsi alla giustizia come prevede la legge e con le garanzie già previste. Non confondiamo le vicende personali di Berlusconi con i problemi dei cittadini per i quali c'è un problema di giustizia lenta e inefficace che non garantisce la certezza della pena». Per Migliavacca non si deve «confondere l'olio con l'aceto. Noi siamo pronti a discutere a partire dalle nostre proposte, ma non accettiamo la logica di sfasciare tutto il sistema come fa il ddl sul processo breve».
Sul fronte del centro destra, Tommaso Foti ritiene la proposta del suo partito «una norma di civiltà che dice a una parte della magistratura che esistono delle regole che valgono per tutti e vanno rispettate». La proposta «non incide sul termine delle indagini, ma punta a stabilire limiti temporali certi. E' una scelta dovuta, che va nella direzione - sottolinea il parlamentare ex An - di non lasciare il cittadino nelle mani dell'arbitrio di chi intende adoperare il tempo del processo per accelerare o frenare a seconda di esigenze che nulla hanno a che fare col mondo della giustizia. Mi pare che prevedere una durata di 2 anni per i diversi gradi di giudizio sia del tutto ragionevole, considerato altresì che il processo breve non si applicherà a coloro che devono rispondere di reati per i quali è prevista una pena superiore ai 10 anni o di particolare allarme sociale». Serviranno poi «ulteriori modalità di efficienza» come «la digitalizzazione, maggiori risorse, più efficacia ed efficienza dell'organizzazione degli uffici giudiziari. Insomma, un piano organico che consenta ai cittadini di ottenere giustizia in tempi certi».
Per Massimo Polledri stabilire «tempi standard per lo svolgimento dei processi fa parte di una civiltà giuridica, e sono giunti continui richiami dall'Unione europea». Il deputato della Lega aggiunge che il ddl è di iniziativa parlamentare e «dovrà essere emendato, approfondito con i tempi dovuti. Il tema è sicuramente di scontro al calor bianco. E' innegabile, però, che nei confronti del premier ci sia un'attenzione quantomeno morbosa». Polledri si dice interessato a «discutere di una riforma globale del processo penale e dei tempi certi. Non per questo, però, ci si deve muovere come un elefante in una cristalleria. Sono argomenti delicati che richiedono un corretto bilanciamento tra efficienza ed equità, ma occorre anche rispettare i magistrati che lavorano, qualcuno anche a rischio della vita, e richiamare i cosiddetti fannulloni, quelli che aspettano anni per depositare una sentenza».
Marta Tartarini
