Data: 10/07/2006
«Quella del decreto Bersani non è una liberalizzazione ma uno spot fatto su misura per nascondere la stangata fiscale. Comporterà un'invasività, senza precedenti in Europa, sotto il profilo del controllo informatico cui sarà sottoposto il cittadino».
Tommaso Foti (Alleanza nazionale) non ci sta. Non perde tempo. Esamina punto per punto le categorie che saranno coinvolte dal decreto Bersani.
Dall'equazione "Bersani uguale a zero liberalizzazioni", l'onorevole Foti comincia a parlare dei taxi, oggetto del tavolo di discussione che si è tenuto ieri in Comune: «Un argomento vecchio. Già un'apposita legge dello Stato consente ai Comuni di poter attribuire nuove licenze secondo i fabbisogni. Questa manovra non serve a
diminuire le tariffe».
Per continuare con le assicurazioni: «Siamo in presenza di un grande bluff: l'agente si preoccuperà di presentare le polizze dove le sue provvigioni saranno maggiori, anziché quelle dove il cliente risparmia di più».
E per quanto riguarda le banche: «Si fa finta di realizzare una
maggiore trasparenza e un risparmio di pochi euro per i contribuenti ma poi si costringono questi ultimi nei rapporti con i liberi professionisti a dover salvare le parcelle ricorrendo al sistema bancario con decine di migliaia di transazioni che saranno pagate solo dai contribuenti».
Sull'abolizione delle tariffe minime e massime: «Un abbaglio
gigantesco che finirà soltanto a far lievitare i costi senza
garantire più la dovuta professionalità. Un regalo per assicurazioni e banche che potranno, per esempio, chiedere ai legali di propria fiducia preventivi collettivi per le operazioni di recupero credito o di risarcimento dei danni automobilistici. Per il cittadino comune non cambierà nulla. Non vi è avvocato serio in grado oggi di delineare il numero delle udienze o prevedere quali contromosse la
difesa farà. Con l'abolizione delle tariffe scompare la validità
degli studi di settore. E questo vale anche per tutta quella parte del decreto che si riferisce alla materia del commercio. In realtà siamo in presenza di un provvedimento che non ha i requisiti previsti dalla Costituzione e che ha come unico obiettivo quello non di sconfiggere le lobby ma di creare degli oligopoli a vantaggio delle cooperative. Non è un caso che si preveda la possibilità di costituire cooperative di tassisti, che sia permesso di vendere i farmaci senza ricetta e che cooperative possano essere costituite da professionisti».
Argomento spinoso, quello sulla vendita dei farmaci nei supermercati: «Non è una liberalizzazione ma solo un'erronea valutazione che porta a fare del farmaco un bene di consumo. Si doveva togliere al Comune, per una vera liberalizzazione, la possibilità di fare il farmacista.
Se bisogna vendere una parte dei farmaci nei supermercati, viene meno, nei fatti, il ruolo sociale del Comune. L'unica idea che viene recepita dal precedente provvedimento legislativo del centrodestra è quello di lasciare non soltanto ai notai il compito dell'autentica di firma per quanto riguarda l'immatricolazione degli autoveicoli estesa
a beni di più ampi valori. Peccato che se una persona oggi va in Comune non le sanno dire che cosa deve fare. Hanno detto che facevano diminuire le spese di giustizia e assistiamo a una vera e propria stangata. I contributi unificati passano da 340 a 500 euro per Tar e Consiglio di Stato. Per le istanze cautelari era gratis e si va a 250
euro. Ricorsi contro i silenzi dell'Amministrazione da zero a 250 euro, come prima, e così pure il ricorso per accesso agli atti. I ricorsi di ottemperanza da 100 a 250 euro».
E infine gli immobili: «Una stangata che colpisce i fondi
immobiliari. A seguito della indetraibilità dell'iva, 300milioni di euro finiranno per deprimere il mercato immobiliare e faranno schizzare verso l'alto i costi degli affitti degli immobili ad uso diverso. Se Bersani avesse voluto fare una riforma liberale delle locazioni, doveva partire dalla creazione delle condizioni perché il mercato dell'affitto per le abitazioni, negozi o uffici fosse lasciato al mercato e non alle continue ingerenze dello Stato che hanno finito per sottrarre dal mercato degli affitti stessi un gran
numero di immobili per il timore dei proprietari di non avere più certezze sul rilascio dei medesimi e di una tassazione che continua a erodere i canoni di locazione percepiti».
da LA Cronaca
