Data: 05/02/2010
Martedì si chiuderà la fase di confronto nelle commissioni parlamentari congiunte che ha impegnato i parlamentari nell'esame del decreto legislativo sulla localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti di produzione di energia nucleare. I relatori, l'onorevole Tommaso Foti (per l'VIII commissione Ambiente, territorio e Lavori pubblici) e l'onorevole Giovanni Fava (per la X commissione Attività produttive-commercio e turismo) hanno proposto di esprimere un parere favorevole. L'onorevole Foti ha annunciato per il 9 febbraio il voto finale in commissione sullo stesso parere che così sarà inviato al governo. Si è tenuto conto nell'esame del decreto delle richieste di cui sono portatori i Comuni della Consulta dell'Anci? «Ho avuto solo oggi (ieri per chi legge) le osservazioni dell'Anci. Martedì valuteremo anche con l'altro relatore - dice l'onorevole Foti - se vi possano essere elementi da portare a integrazione dello stesso parere, ma ricordo che siamo nella fase del voto finale».
Ed è probabile che già nel consiglio dei ministri, che si riunirà mercoledì 11, il provvedimento venga licenziato. Le due commissioni hanno svolto nelle ultime settimane un lavoro congiunto. Il parere favorevole dei relatori Foti e Fava, presenta alcune osservazioni allo Schema di decreto. Lo scopo è quello di dare risposta ad alcune «criticità inerenti talune disposizioni contenute nel provvedimento», ha affermato il deputato piacentino in fase di relazione. Tra i rilievi segnalati, in particolare, si richiede di fissare tempi certi per l'adozione dei decreti e per l'attivazione delle procedure per la definizione delle aree idonee alla localizzazione degli impianti nucleari che - secondo il decreto - dovranno essere individuate in uno schema, utilizzando quali parametri di riferimento quelli relativi, tra gli altri, alla qualità dell'aria, all'idrologia e alle risorse idriche, ai fattori climatici, alla biodiversità, alla geofisica e geologia dei luoghi, nonché alla pericolosità sismica del territorio. Maggiore compattezza della procedura e certezza dei tempi viene richiesta, dai relatori, anche per ciò che concerne l'articolo 13 dello schema di Decreto, che regola il procedimento di autorizzazione alla costruzione e all'esercizio degli impianti nucleari, la cui richiesta deve essere rivolta al ministero dell'Ambiente. Viene inoltre indicata in almeno 5 anni la durata della certificazione di sito rilasciata dall'Agenzia secondo l'articolo 11 del Decreto «e non limitata a un periodo di 24 mesi».
I relatori Foti e Fava mirano poi a eliminare dallo schema la parte in cui viene affidata a Sogin SpA la valutazione sulla congruità del Fondo per il "decomissioning", riconoscendo tale compito a un soggetto terzo e assicurando la copertura del Fondo con accantonamenti annuali sin dal primo anno di autorizzazione dell'impianto. Per ciò che riguarda le misure compensative, il parere richiede che nel beneficio economico da corrispondere siano specificatamente ricomprese anche le compensazioni ambientali e che sia inoltre specificato che parte degli importi siano comunque destinati ai cittadini e agli enti locali (secondo le percentuali individuate nel Decreto), anche ai fini della realizzazione di iniziative infrastrutturali e ambientali. Le osservazioni investono poi la parte riguardante la Sogin, che - si legge - deve essere chiaramente definita nell'aspetto istituzionale e che dovrebbe rientrare nell'ambito della sfera dei soggetti pubblici. Altro elemento richiamato il conferimento dei rifiuti radioattivi da attività medicali e industriali, le quali «sono tenute al conferimento di tali rifiuti presso il Deposito nazionale e con tariffe a loro carico». Per ciò che concerne la campagna di informazione, nelle osservazioni contenute nel parere dei relatori, si chiede vengano specificate le risorse di bilancio disponibili, al fine di rendere effettivo ed immediatamente realizzabile l'impegno per una corretta e compiuta informazione ai cittadini sugli aspetti concernenti l'impiego di produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Intanto il consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Basilicata e Campania che impediscono di costruire centrali nucleari sul loro territorio.
