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«Depenalizzare i reati minori»

Data: 23/05/2009

Servono «fondi, uomini e mezzi». Per una situazione al limite del «collasso». In Emilia Romagna - e ovviamente anche a Piacenza - la popolazione carceraria effettiva è il doppio rispetto alla capienza tollerabile: più di 4mila unità a fronte di un numero previsto che non dovrebbe superare le 2mila e 500. Alle Novate, poi, ci sono quasi 400 detenuti, e dovrebbe essercene circa la metà. Questo, quindi, comporta un estenuante lavoro extra per gli agenti di polizia penitenziaria, che auspicano, qui, un incremento del personale di almeno «30 persone».
Numeri sull'orlo di una crisi. È questo il quadro ieri mattina tratteggiato al senatore Filippo Berselli, presidente della Commissione giustizia del senato, in visita alla casa circondariale con il deputato del Pdl Tommaso Foti. Assieme alla direttrice Caterina Zurlo e a Nello Cesari, provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria, il politico ferrarese ha visitato le celle piacentine, tastando il polso dell'«emergenza posti». La visita, infatti, fa parta di un'indagine conoscitiva sulla condizione sanitaria delle carceri italiane, impegno che ha portato Berselli in tutte le carceri del Paese: «Il problema è grave - sottolinea -. Purtroppo, su 100 detenuti, in Italia, solo 38 hanno una sentenza definitiva. C'è quindi questa situazione paradossale, in cui c'è un enorme turn-over, tutti stanno in galera per poco tempo e poi escono subito». La soluzione, quindi, potrebbe essere quella di «depenalizzare i reati minori», assumendo anche «più agenti con i concorsi» che possano gestire i «lavori socialmente utili dei detenuti». Queste, dunque, le indicazioni che saranno portate a Roma.
A Piacenza si cerca di contenere il disagio. Il rischio di «brande per terra», per ora, è scongiurato. Di 198 celle, solo 33 hanno dovuto adottare una soluzione con tre letti, «disposti in altezza, l'uno sopra l'altro, con una modalità dignitosa», conferma la direttrice Zurlo. «Ma per il personale i turni sono massacranti - fa notare Bruno Inzitari, segretario provinciale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) -, si arriva fino a 10 ore, e parte del lavoro straordinario non è retribuito».
La situazione regionale, come detto, non è migliore. Lo segnalano Vito Serra, segretario in Emilia del Sappe, e Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto. Si è fatto qualcosa - a Modena si è sfollato ed è stata deliberata l'unificazione di due direzioni a Reggio Emilia -, ma ancora «l'eroismo di molti deve sopperire alla carenza di pochi». Anche in ambito finanziario: «Le prigioni emiliane - dicono - scontano un deficit di quasi 9 milioni di euro. Si è in debito delle utenze, come acqua, luce, gas: i fondi per le bollette sono misurati per un consumo inferiore della metà». Si spera, quindi, «in più personale» e pene alternative «per i reati minori».
Oltre ai rappresentati sindacali, all'incontro ha partecipato anche Stefano Magnani, comandante della casa circondariale.
Alessandro Rovellini

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