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«Diga sia, con o senza Annibale»

Data: 06/07/2010

Forse non si chiamerà Annibale, magari si chiamerà Scipione. Ma gli agricoltori hanno ben in mente di tenere la barra dritta e di puntare alla diga proprio ora che uno studio si farà senza più diritto d'appello, decretato nero su bianco nel Ptcp. Non si sa se sarà Annibale a far cambiare marcia alla storia della Roma nostrana - il riferimento al progetto di casa Confagricoltura era implicito nell'osservazione presentata dall'onorevole Tommaso Foti del Pdl - ma l'ipotesi di una guerra punica si è stemperata dopo il verdetto volante del consiglio. «Bel colpo - decreta Michele Lodigiani, presidente dell'Unione agricoltori - Era chiaro che non spettasse alla Provincia la costruzione della diga ma la Provincia deve mettere il percorso su un piano inclinato. Se la diga almeno è in discesa a livello provinciale poi ci occuperemo dei livelli regionali». La soluzione per Lodigiani è chiara e ribadita nel corso degli anni: «Il progetto tutto o in parte si finanzierebbe con un project financing». Un termine che ultimamente sembra andare molto di moda: «In campo idroelettrico - prosegue - non mi sembra sia mai stata costruita una diga con questa modalità, potremmo attirare l'attenzione ma non vorrei che fosse un boomerang. Sta di fatto che gli agricoltori potranno fare la loro parte perché primi interessati, credo sia lo stesso per le società elettriche».
Ma Annibale sembra essere messo a riposo per il momento, in cerca di un altro paladino. Tutto da buttare? Si riparte da zero con un nuovo tavolo? Il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, aveva precisato che la competenza progettuale sarebbe stata in mano al Consorzio di bonifica e che in ogni caso si dovesse attendere la Regione per la prossima mossa.
Ma intanto comincia ad essere stanco di tavoli Luigi Bisi, presidente della Coldiretti: «Quello che mi ha sempre infastidito delle amministrazioni è la volontà di portare avanti dei tavoli dove non si decide mai. Adesso almeno abbiamo una base su cui lavorare». Lavorare con quale strumento? «Non abbiamo preclusioni sulle soluzioni - risponde Bisi - se saremo interpellati noi risponderemo volentieri».
L'affermazione di Bisi suona quindi come un «Noi ci siamo». Ma questa volta è l'esatto opposto rispetto al 2007 quando il progetto Annibale fece la sua prima comparsa. Al tempo infatti l'idea era quella di associazioni di enti che dal basso riuscissero a sostenere quello che i vertici tardavano a decidere. Questa volta una decisione è stata presa in alto. E gli agricoltori sono pronti a dire la loro se interpellati. Si chiami come si vuole il nuovo - ennesimo - progetto, basta che si faccia, sembrano dire.
Sul dove, il Consorzio di Bonifica aveva individuato alcuni siti idonei. Ma quattro si trovano in provincia di Genova, tre sono risultati instabili, altre tre sarebbero in aree Sic, altre due sono troppo piccole, un altro sbarramento ipotizzato sarebbe superiore a cento metri di altezza e le due rimanenti sarebbero in prossimità della confluenza di Trebbia e Aveto ma su queste partite "papabili" erano quindi già pronti a scendere in campo gli ambientalisti.
Elisa Malacalza

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