Data: 21/06/2010
Dal 2012 uomini e donne del pubblico impiego andranno in pensione alla stessa età: occorreranno 65 anni per accedere alla pensione di vecchiaia. Lo ha deciso il governo rispondendo ad un richiamo della Commissione Europea che da anni raccomanda all'Italia di correggere la differenza nell'accesso alla pensione tra lavoratori e lavoratrici.
Il deputato Pdl Tommaso Foti precisa: "E' bene chiarire che la vicenda delle pensioni e delle richieste di equiparazione uomo-donna avanzate dalla Commissione Europea interessa esclusivamente le pensioni di vecchiaia, non quelle d'anzianità. In Italia, per gli uomini, la pensione di vecchiaia scatta a 65 anni sia nel settore pubblico sia nel settore privato, mentre per le donne scatta a 65 nel settore privato e nel settore pubblico a 60 anni". Foti osserva che se l'Italia non si fosse adeguata, l'Europa avrebbe "applicato una sanzione pecuniaria pari a 714 mila euro al giorno per ogni giorno di ritardo. A conti fatti, in Italia la misura europea riguarda, nel complesso, 32 mila donne lavoratrici pubbliche, cioè coloro che non hanno 35 anni di contributi sulle spalle. Tutte le altre, cioè le donne che hanno maturato i requisiti per accedere alla pensione di anzianità (calcolata sui contributi versati e sull'età anagrafica) vanno a riposo secondo le regole in vigore".
Bocciatura netta da parte della Lega: "L'ennesimo atto d'arbitrio di un'Europa che non vogliamo", è il commento di Massimo Polledri, che si dice "contrario" all'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne, decisione recentemente assunta dal Consiglio dei Ministri su pressione dell'Unione Europea. "La Lega - rilancia il parlamentare del Carroccio - si impegnerà affinché il risparmio derivante dalla misura (poco, a dire il vero) venga utilizzato per garantire la parità tra uomo e donna, per aumentare, ad esempio, l'aspettativa per motivi familiari. Oggi in Italia accade che il 17% delle madri in attesa di partorire siano indotte a lasciare il proprio impiego. Nel piacentino più del 63% dei disoccupati sono di sesso femminile. Ricordiamo che col centrodestra al governo- conclude Polledri - è passata alla Camera una Legge, mai presa in considerazione dal centrosinistra delle ?vacche grasse', che consente il prepensionamento dei familiari dei disabili".
Per il segretario del Pd Pier Luigi Bersani "che tutti debbano andare in pensione alla stessa età, nella prospettiva, lo credo anche giusto. Ma è assurdo che ci si attacchi a una normativa e a un'indicazione europea" visto che "rispetto a tutte le altre situazioni d'Europa noi non abbiamo nessun presidio di welfare per le donne paragonabile a quello degli altri paesi europei per ingresso al lavoro, uscita dal lavoro, progressione di carriera, servizi e così via. La parità - aggiunge - bisogna farla sul serio dandosi i tempi per farla. Noi siamo per combattere il livello europeo perché venga garantita la gradualità, e in ogni caso ogni euro risparmiato lì va riversato in servizi utili alla condizione femminile".
Maurizio Migliavacca ritiene che il governo "fa finta di ubbidire a un diktat dell'Europa per scendere bruscamente dal 2018 al 2012 per adeguare le pensioni e poi si vanta di avere voce in capitolo in Europa. Se voleva avrebbe potuto trattare una certa gradualità. A questo punto - annuncia il coordinatore della segreteria - faremo la nostra battaglia per la flessibilità in Parlamento e proponiamo di riconoscere un anno di contributi figurativi per le donne in maternità a carico della fiscalità generale e che le risorse risparmiate vadano a garantire la maternità alle donne precarie, che non ne hanno diritto".
Paola De Micheli propone un ragionamento diverso: "L'Europa rende inevitabile l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne lavoratrici nella pubblica amministrazione. È una imposizione che tuttavia si può rivelare un'opportunità per riuscire a raggiungere finalmente più alti livelli di parità tra i generi. Questo obbligo - osserva la deputata del Pd - deve essere bilanciato con ulteriori misure che reinvestano le risorse che si riescono a risparmiare verso politiche di incentivo al lavoro femminile. Questo è, infatti, un'incredibile opportunità per incrementare la ricchezza del Paese che ancora non sfruttiamo a pieno visto che, insieme a Malta, siamo in fondo a tutte le graduatorie europee a riguardo. Serve poi, soprattutto, un investimento in politiche di riforma del welfare che rendano più accessibili alle donne lavoratrici servizi che oggi non lo sono. Questa sarebbe l'occasione giusta per dare loro un'opportunità in più".
Anna Bertoli
