Data: 13/03/2011
Rischia di avere effetti lunghi, duraturi e devastanti sul centrodestra la guerra aperta che la Lega Nord ha dichiarato anche a Piacenza all'Udc su disposizione delle segreteria dell'Emilia.
Al di là dell'esito delle elezioni nei sette Comuni del territorio chiamati al voto tra poche settimane, è quasi scontato che in Provincia (dove i due partiti governano insieme, sostenendo assieme al Pdl il presidente Massimo Trespidi) arriverà un chiarimento post-elettorale sulla effettiva composizione della maggioranza. E tornano a circolare insistentemente le voci di un possibile rimpasto di giunta, con l'Udc che non fa mistero di volere deleghe più pesanti per il suo assessore (il segretario provinciale Pier Paolo Gallini) e magari un occhio di riguardo per le nomine nelle società partecipate da via Garibaldi. Altro potenziale terreno di scontro, quest'ultimo, con il Carroccio. Il quale potrebbe essere a sua volta interessato ad un rimescolamento dei ruoli (presidenza del consiglio, assessorati, commissioni, partecipate) proprio in virtù dei delicati equilibri interni.
Ovviamente il risultato del voto sarà fondamentale per capire chi arriverà al confronto post-elettorale con una posizione di forza, ma né il leghisti né i neocentristi sembrano disposti a fare passi indietro. Anche perché all'orizzonte c'è una partita ancora più importante da giocare per il centrodestra: le Comunali a Piacenza del 2012.
La Lega nord rivendica da mesi, in particolare con il parlamentare Massimo Polledri, la candidatura a sindaco. Il Pdl, non senza qualche malumore, potrebbe anche starci, pur di riuscire a riprendersi l'amministrazione persa nel 2002 con i due mandati di Roberto Reggi. Ma per vincere, così come in Provincia nel 2009, il contributo dell'Udc (che certamente ragionerà assieme a Fli e Api) potrebbe essere fondamentale. In politica un anno è un periodo lunghissimo che può portare a grandi sconvolgimenti, ma se tra 12 mesi fosse ancora in vigore il diktat leghista le speranze di riscossa del centrodestra potrebbero essere drasticamente ridotte. Se a ciò si aggiunge che l'Udc potrebbe anche non essere insensibile alla corte del Pd e del centrosinistra, soprattutto se punteranno su un candidato moderato (Paolo Dosi, Anna Maria Fellegara, Katia Tarasconi o Marco Elefanti i nomi che circolano da tempo), il prezzo che il Pdl potrebbe pagare allo storico alleato leghista sarebbe davvero elevato.
E proprio il Popolo della libertà sembra suo malgrado essere la "vittima" di questa situazione scatenata dalla presa di posizione delle segreteria emiliana del Carroccio.
Il coordinatore provinciale azzurro, l'onorevole Tommaso Foti, ha dapprima auspicato con una nota ufficiale che la Lega confermasse anche a Piacenza l'asse che sta governando il Paese (riserva peraltro sciolta in maniera molto tiepida dai leghisti), poi ha fatto notare come la coalizione che ha trionfato in Provincia avrebbe maggiori possibilità di vincere anche nelle prossime consultazioni rispetto ad altre scelte. Quindi l'unità è quantomeno auspicabile. Di più, anche se forse vorrebbe, per il momento il Pdl non può dire, anche se in molti dirigenti azzurri c'è la forte convinzione che presentarsi "azzoppati" al voto potrebbe significare rischiare di perdere amministrazioni in cui, invece, ci sarebbero ottime possibilità di vittoria. E ovviamente, qualora poi le cose non andassero per il meglio, la situazione si farebbe davvero esplosiva.
Michele Rancati
da Libertà
