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Droghe chimiche sequestrate a un negozio piacentino:
il grazie della Presidenza del Consiglio alla Prefettura

Data: 28/08/2010

Il decreto del Ministero della Salute del 16 giugno di quest'anno ha aggiornato la tabella della legge contro gli stupefacenti con l'inserimento nella stessa dei cannabinoidi sintetici "IWH" e "JWG 073", oltre al mefedrone. In attuazione di questa normativa, nei giorni scorsi a Piacenza è stato disposto il sequestro di circa 400 confezioni di misture di erbe.
«A tale proposito - si legge in una nota del vice prefetto aggiunto Roberta De Francesco - il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio di Ministri ha ringraziato la Prefettura di Piacenza per il contributo dato attraverso la propria sensibilizzazione degli organi di polizia a effettuare nel territorio provinciale accertamenti finalizzati a verificare se sono presenti pubblici esercizi che commercializzano prodotti alternativi alle sostanze stupefacenti vietate.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri - prosegue la nota - ha voluto sottolineare inoltre come sia stato importante il ruolo strategico della Prefettura di Piacenza nell'attività di coordinamento delle forze di polizia che ha consentito di aggiungere un importante tassello nella comune lotta alla droga e di adottare un modello di intervento che si auspica possa essere ripetuto anche sul resto del territorio italiano».
Relativamente alla situazione piacentina della vendita delle sostanze ora proibite l'allora prefetto Luigi Viana in una nota al Ministero del settembre 2009, aveva sottolineato come «il sindaco del Comune di Caorso Luigi Callori, aveva ritenuto di evidenziare la problematica correlata alla diffusione di prodotti alternativi alle sostanze stupefacenti vietate. Si tratta peraltro, allo stato, di attività commerciale esercitata in regime di legalità, in quanto la vigente legislazione non si esprime circa la pericolosità di alcune sostanze psico-attive e pseudo-naturali che tuttavia, se combinate tra di loro, provocherebbero effetti allucinogeni indubitabilmente dannosi per la salute dei consumatori. L'iniziativa - proseguiva il documento - aveva trovato riscontro anche in una mozione con cui i consiglieri regionali piacentini chiedono all'Assemblea Legislativa dell'Emilia Romagna di impegnare la Giunta regionale al fine di attivare tutte le misure utili a contrastare il fenomeno, tra cui, prioritariamente, una più incisiva collaborazione tra Forze di Polizia statali e Polizie locali e la promozione di campagne di informazione presso i centri di aggregazione giovanile. Va inoltre ricordato che gli aspetti generali delle problematica in argomento hanno costituito pure oggetto di un'interrogazione parlamentare, recentemente presentata dal parlamentare piacentino Tommaso Foti al Ministero dell'Interno ed al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
A fronte di quanto sopra ed in ragione dell'indubitabile rilievo della questione - aggiungeva la lettera - la prefettura ha ritenuto di farne oggetto di trattazione in sede di riunione di coordinamento delle forze di polizia dove si è convenuto, con le cautele del caso ed esclusivamente a scopo ricognitivo, di verificare l'entità del fenomeno nell'ambito di questa provincia.
L'esito della predetta attività ricognitiva - apiegava il prefetto Viana - ha consentito di appurare che, al momento, la commercializzazione di tali sostanze non è capillarizzata sul territorio. Esistono infatti soltanto due esercizi commerciali che pongono in vendita prodotti sostanzialmente riconducibili alla categoria delle cosiddette "droghe legali"».
Il prefetto sottolineava poi come «al di là delle singole particolarità territoriali, sia in atto un generale processo di radicamento del fenomeno che potrebbe (tra l'altro) essere suffragato dal sempre più emergente atteggiamento del mondo giovanile circa l'erroneo convincimento di poter convivere con l'uso occasionale di sostanze stupefacenti ed anche con quelle tuttora legali ancorché, di fatto ed a vario titolo, configurabili come sostanze psicotrope. Di qui la necessità di tempestive iniziative (anche di natura legislativa) per il contenimento del fenomeno stesso».

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TommasoFoti
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