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E Lunardi giurò: viadotto pronto fra tre anni

Data: 14/05/2009

C'è da divertirsi a guardare negli archivi di Libertà. Per non piangere. All'ombra della campate del ponte sul Po si sono sprecati gli annunci sul viadotto-bis. Politici nazionali di primo piano sono passati di qui per assicurare che la costruzione del nuovo ponte (123 milioni di euro) era cosa fatta.
Il clou nella primavera del 2002, a fine maggio si vota per le comunali (Gianguido Guidotti, sindaco di centrodestra uscente, contro Roberto Reggi, candidato del centrosinistra) e il centrodestra ne fa un suo cavallo di battaglia elettorale. Il senatore forzista Antonio Agogliati si dà un gran daffare per portare a uno stesso tavolo Anas, Regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, enti locali delle due sponde, per far firmare il protocollo d'intesa per un nuovo progetto esecutivo (costo di 1,7 milioni) del ponte (all'altezza di Le Mose) visto che il preesistente va aggiornato. In realtà la Lombardia, che non ha mai messo quell'opera tra le sue priorità, aderirà solo in un secondo tempo. E anche la Provincia di Lodi si mostra tiepida mandando alla firma un funzionario.
Si entra nel vivo della campagna elettorale. A metà maggio a Piacenza viene il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi (governo Berlusconi) a garantire che il ponte «ormai si fa, io mi impegno a prevedere la copertura economica nella prossima Finanziaria». «Entro il 2002 l'Anas dovrà chiudere il progetto definitivo, poi nel 2003 si dovrà pensare alle gare, la formula dell'appalto integrato potrebbe essere la più rapida», ragionava il ministro lanciandosi a indicare nel 2005 la previsione di fine-opera.
L'estate del 2002 è addirittura il premier Silvio Berlusconi a rassicurare sul buon viatico del progetto. Lo fa il 15 luglio da San Rocco al Porto, all'inaugurazione del ponte ferroviario della Tav.
In autunno torna alla carica Agogliati. Per il viadotto-bis «i soldi ci sono, me lo ha detto il ministro» (Lunardi) che ha garantito, riferisce il senatore, due rami difinanziamento: uno sulla legge obiettivo, l'altro attraverso Anas.
Ma i fondi per il progetto esecutivo stentano ad arrivare. Nel mirino la Regione Lombardia, accusata di non mettere a bilancio la sua quota perché su quel progetto continua a non puntare. Finché il "Pirellone" non stanzia, anche il Comune resta alla finestra, ammonisce il sindaco Reggi attirandosi le critiche del deputato di An Tommaso Foti.
Nella primavera del 2003 sono lo stesso Foti e il capogruppo di Forza Italia in Comune, Massimo Trespidi ad assicurare che la Lombardia i soldi ce li mette. E così, è il cronoprogramma di Foti, la convezione tra tutti gli enti si potrà firmare per poi procedere al bando d'appalto per il progetto esecutvo che, se fosse pronto entro l'anno (siamo nel 2003), il secondo ponte «potremmo arrivare a cantierarlo per il 2005, fermo restando che fino al 2009-2010 il viadotto non ci sarà».
Passano pochi giorni e la Lombardia stanzia la sua quota per la progettazione. «Era ora, potevamo evitare di perdere sei mesi», commenta Agogliati. E tra il forzista e An è polemica.
La nuova convenzione tra gli enti viene siglata nel settembre 2003. L'Anas sprizza ottimismo. Antonio Simone, capo del compartimento dell'Emilia-Romagna, indica nel marzo 2005 la posa della prima pietra. In effetti nel marzo di quell'anno accade qualcosa, ma è solo l'ok del cda Anas al progetto preliminare, il primo passo cioè per arrivare al definitivo.
Sempre a marzo 2005 il Cipe si esprime favorevolmente al nuovo ponte e lo ricomprende nel piano decennale 2003-2012. Ma, stante la rilevanza dell'opera, l'inserimento nel contratto di programma Anas 2006-2008 è subordinato all'avanzamento tecnico progettuale e alle risorse disponibili.
La procedura di gara per l'affidamento della progettazione definitiva viene avviata, ma presto si blocca. E tornano le polemiche. Siamo nel'aprile del 2007, da un anno al governo non c'è più il centrodestra, ma il centrosinistra. La Provincia, per bocca dell'assessore Patrizia Calza, accusa dello stop l'esecutivo Berlusconi. Le risponde Foti rinfacciando invece al neo ministro dei Trasporti, Antonio Di Pietro, di avere stralciato il ponte sul Po dalle «priorità infrastrutturali nelle Regioni». Morale del deputato di An: se tutto si è «bloccato sul piano progettuale» è stato «per colpa di una sinistra pasticciona».
gu.ro.

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TommasoFoti
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