Camera

Ecco perché non voterò

Data: 13/05/2005

Dai politici l'opinione pubblica reclama a gran voce trasparenza e verità. Se poi, però, un politico dice chiaramente come la pensa su un tema, magari particolarmente delicato e che investe la coscienza personale, allora rischia la fine di Giovanna d'Arco. Capita in questi giorni a Gianfranco Fini che, dopo aver lasciato libero ogni dirigente di Alleanza Nazionale di esprimersi secondo le proprie personali convinzioni in ordine ai quesiti referendari riguardanti la procreazione medicalmente assistita, ha detto che si recherà alle urne esprimendo tre Si e un No (sull'ammissibilità della fecondazione eterologa).
Personalmente ritengo che sia doveroso, soprattutto su temi che investono la coscienza personale, assumere posizioni alla luce del sole, rischiando l'impopolarità, piuttosto che saltare sul carro del vincitore il giorno dopo l'apertura delle urne.
La mia elezione a deputato è frutto della concomitante convergenza sulla mia persona di cattolici, laici e liberali, militanti dell'Udc come della Lega, di Alleanza Nazionale come di Forza Italia: pare evidente che su un tema che investe, come detto, la personale coscienza, è impossibile rappresentare la volontà di tutti. Ho aderito, appena si è costituito, al locale comitato ""Scienza e Vita"" che, mio avviso, giustamente sostiene la posizione di chi ritiene giusto non recarsi alle urne il 12 e 13 giugno.
Vi ho aderito perché, in primo luogo, ritengo sbagliato, dopo 40 anni che del tema della procreazione medicalmente assistita si discute in Parlamento (la prima Proposta di Legge Gonnella-Manco risale al novembre del 1958) e dopo una discussione che ha impegnato fortemente i due rami del Parlamento nell'ultima e nella corrente legislatura, prevedere di modificare una Legge in vigore da poco più di un anno e che non ha ancora esaurito la prevista fase di ""sperimentazione"".
Una Legge, la numero 40 del 2004, che indubbiamente ha dei limiti, che diversi amici medici mi hanno confermato. Tuttavia, intervenire su un complesso di norme frutto di un delicato equilibrio raggiunto nelle aule parlamentari e che ha visto i vari gruppi, nessuno escluso, esprimersi anche al proprio interno in modo diverso, con una proposta, quale quella referendaria, che per sua stessa natura non offre un'alternativa legislativa, limitandosi a cancellare le norme vigenti, mi appare non utile, né positivo. E ciò ancora prima di ogni convinzione di tipo morale o religioso al riguardo: convinzione che da parte mia c'è e alla quale non intendo rinunciare in nome di
un ""modernismo"" o di uno ""scientismo"" che sanno molto di ""relativismo"".
Infine, ritengo che non sia affatto veritiera la tesi secondo la quale solo con l'abrogazione delle norme volute dal quesito referendario, si favorisca la libertà di scelta della donna: chi ha letto la Legge sa, invece e per contro, che il suo impianto si fonda sulla libera scelta della coppia, sia essa coniugata o convivente.
Il fatto che non mi recherò io alle urne il 12 e 13 giugno non impegna altro che me stesso in quest'atteggiamento, avendo ognuno maturità e capacità per sapere cosa fare: ma ha anche, se ha un ruolo politico, il dovere di dirlo.

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TommasoFoti
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