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Economia e politica: donne poco presenti

Data: 07/03/2011

Lavoro scarso e presenza minima ai vertici di politica ed economia: per queste scoraggianti performances il nostro paese é fanalino di coda nella classifica Ocse che misura le pari opportunità. Nel 2009 le donne italiane con un lavoro erano meno di una su due (il 46,4%). E solo in prossimità dell'8 marzo in Parlamento dovrebbe essere approvata la proposta bipartisan per riservare alle donne una quota dei vertici delle società partecipate. Il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, per parte sua propone linee guida per una maggiore flessibilità degli orari di lavoro allo scopo di equilibrarli con i tempi da trascorrere in famiglia. Sullo sfondo, la manifestazione delle donne di ?Se non ora quando'. Un contesto che sembrerebbe in movimento.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, osserva: "Se tutti i partiti e gli organismi dirigenti del paese fossero come la mia segreteria, saremmo un bel passo avanti". Chiudendo la conferenza delle donne del partito, Bersani nota che se la segreteria PD è al 50% rosa "allora o cancelliamo la norma sulla parità di genere in segreteria oppure pretendiamo che il governo nazionale sia metà uomo e metà donna. Dobbiamo pretendere una norma" afferma, e lancia l'idea di una "iniziativa di legge popolare per le quote rosa". Maurizio Migliavacca si augura che l'8 marzo "non sia la solita celebrazione rituale, ma diventi l'occasione per una riflessione seria visto che la condizione femminile in Italia accumula una serie di record negativi in Europa: l'occupazione più bassa, anche a causa degli scarsi servizi, la più bassa presenza nei ruoli imprenditoriali che contano". Per questo ben venga la proposta di riservare alle donne una quota nei Cda. Infine, "una bassa presenza in Parlamento. Il governo non ha fatto nulla per cambiare lo stato delle cose, anzi le sue politiche aggravano la situazione. Insomma - conclude il coordinatore della segreteria PD - spero che dalla festa della donne venga una spinta per cambiare la situazione da cui dipende il grado di civiltà di una società".
Paola De Micheli ricorda di essere stata una delle prime firmatarie della proposta di legge he prevede che il 30% dei membri dei Cda delle società quotate in borsa siano donne. "Quando ho iniziato a far politica - spiega la deputata del Pd - non pensavo che l'adozione delle quote potesse risolvere il problema: forte il timore che si creasse una sorta di ghetto. Ma poi mi sono convinta della necessità di un riequilibrio per dare un abbrivio verso una situazione che ci avvicini ai paesi europei più avanzati. Sul piano della presenza femminile nella società, nei ruoli di governo e soprattutto nell'economia, il nostro paese ha compiuto clamorosi passi indietro. Ma una piena valorizzazione delle donne - conclude - si accompagnerebbe senza dubbio ad un benessere più diffuso. Si creebbero le condizioni per fare più figli e per dare una vera prospettiva di sviluppo al nostro paese".
La pensa diversamente Tommaso Foti per il quale bisogna "privilegiare di più il merito che le quote. Il Governo ha varato significative iniziative volte a favorire l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro e a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Pur nella difficoltà economica, ciò ha portato nel 2010 all'aumento dell'1,4% dell'occupazione femminile e del 21% del numero delle imprese "rosa" rispetto all'anno precedente. Quanto alla proposta volta ad imporre la presenza delle donne negli organi decisionali delle imprese, sono convinto che il merito, più che la legge, dovrebbe garantire che acceda chi ha le carte per farlo, uomo o donna. Più significativo mi appare il recepimento da parte del Governo della direttiva 54 della Comunità Europea che sanziona con pene severe chi discrimina una donna sul luogo di lavoro e che, per la prima volta, include, i trattamenti di sfavore subiti da chi ha rifiutato comportamenti indesiderati o molestie sessuali. Decisamente positivi, infine, gli effetti conseguenti l'introduzione, voluta dal centrodestra, del reato di stalking, con oltre 10.000 persone denunciate, delle quali 1.800 arrestate".
Per Massimo Polledri va "bene tutto ciò che può portare a uguaglianza di opportunità e di risultati, considerando che oggi le donne guadagnano meno degli uomini in certe posizioni, ma è sbagliato copiare gli uomini, si può essere ottimi manager con la gonna". Il leghista vede positivamente il provvedimento sulle quote rosa ma avverte: "Quello che manca e su cui ci impegneremo è la conciliazione dei tempi di maternità e di lavoro. Il 25% delle donne che hanno figli perde il lavoro, una su tre non rientra al lavoro. Su questo a breve ci saranno proposte, altrimenti rischiamo l'estinzione".
Anna Bertoli

da Libertà

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